In Principio

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La permacultura è un fenomeno agro-sociale ammirevole, negli ultimi anni storpiato da Wikipedia e persino dalla permacultura accademica (proprio nel suo sito ufficiale!) allorquando fa della vetusta terza etica della permacultura, un modo elegante per imporre a tutti, Stati e cittadini, filosofie gretine, onde generare una sorta di nazismo verde sostenuto dalle categorie scientifiche del nuovo Stato eco-etico occidentale.

LA "LIMITAZIONE AI CONSUMI" NON DEVE ESSERE RIVENDICATA DA NESSUNA ECOSCIENZA, MA RIMANERE UNA SCELTA LIBERA DEL SINGOLO UOMO RESPONSABILE.

Cari permacultori, se con la terza etica della permacultura così malamente rinnovata volevate imporre delle tasse ai ricchi – o dei limiti al conto in banca dei ricchissimi – benissimo, condivido la battaglia! Ma NON FATELO DIRE A MADRE-NATURA! Lo dice, invece, semplicemente la scienza politica! O, anche, la matematica (100 denari a 100 persone è meglio di 99 denari ad una persona e 1 denaro ripartito fra 99 persone).

Voi permacultori che avete avvallato su wikipedia e nel vostro sito la distorsione della definizione di permacultura desunta dalla sua Terza Etica originaria, presentate “LA CONDIVISIONE” o LA RIDUZIONE delle frittate troppo grosse di nonna Adelaide come il metodo od uno dei metodi utili a risolvere la fame nel mondo. Ma questo è il metodo di Giufà per risolvere la fame del mondo. Ve lo spiegherò con alcuni argomenti in questa pagina.

Intanto, la “condivisione” non deve essere fatta se e quando possiedo un surplus – cioè una piscina troppo grande, una frittata troppo grossa – ma anche quando sono senza surplus – cioè senza frittate e senza piscine in casa – perchè essa è prima di tutto un principio d’amore, un principio antropologico della nuova umanità che ricerchiamo. LA CONDIVISONE NON DEVE ESSERE VISTA E PREDICATA COME UNA STRATEGIA DI MANTENIMENTO DELLA TERRA. In un certo senso questo è vero in quanto pertiene il valore dell’uomo e della sua anima, ma come tutti i principi spirituali non deve mai essere imposta.

Se la trattaste e consideraste come la strategia economica da cui dipende la sopravvivenza del pianeta e degli uomini, nulla di strano che a qualcuno nel mondo venga prima poi l’idea – a questo punto “ecologicamente giusta” – di imporla. Voi stessi avreste aperto la porta ad un Leviatano colorato di verde, cadendo in contraddizione con la vostra stessa spiritualità anarchica.

Questo è il primo pericolo in cui incorre la vostra riscrittura della Terza Etica della permacultura.

Secondariamente…

...non è necessario che limitino il proprio consumo di pane e grissini, fra notevoli sensi di colpa, le formiche nel loro formicaio, quando il leone pasteggia poco più appresso con una gazzella diversa ogni sera.

“Un po’ per tutti, per sempre” – come riporta Wikipedia – è una sintesi accattivante, di chiara ascendenza gretina, ma non è il terzo architrave fondativo della disciplina posta da Bill Mollison, è piuttosto soltanto un bullone del grosso libro di Mollison, che a qualche gretino è venuto in mente di isolare, lodare ed esaltare perchè conforme all’agenda WEF 2030 di compressione globale dei diritti e libertà targati anni ’90. Allora la permacultura – con la sua (NUOVA) “Terza Etica” – ha offerto al “Grande Reset” la perfetta giustificazione eco-scientifica ed eco-filosofica. E’ quasi commovente.

“Un po’ per tutti, per sempre” 

All’inizio questo “motto” non circolava negli ambienti di permacultura, nè dal vivo – nei mutuo-aiuti – nè ai corsi accademici di permacultura. Ho avuto modo di constatare la diffusione ovvero l’uso frequente e divertito presso alcuni circoli di permacultori di ALTRE PAROLE D’ORDINE (ad es. “feedback”, “se non ti diverti non è permacultura”, “integra invece di separare” etc), ma proprio quello di cui sopra mancava!

Come mai?

La risposta è semplice: se togli un pò di sale ai barattoli di sale di tutto il mondo per darlo a chi non ne ha, non risolveresti il problema della mancanza di sale nel mondo, ma causeresti un nuovo problema nel mondo, quello delle insalate insipide.

Lo sanno tutti che se togli un pò di denaro dalle case del mondo per darlo a chi non ne ha, non risolveresti il problema della mancanza di denaro nel mondo, ma creeresti case e famiglie lievemente più povere dappertutto.

Questo magico, rivoluzionario terzo motto della permacultura – “un pò meno per tutti, ma di più per tutti per sempre” – sembra fare il paio allo storico consiglio di un grande laureato di Harvard a quel piccolo politico alle prese con enigmi etici apparentemente irrisolvibili:

“Togli ai poveri. Togli poco, ma sono in tanti!”

In altri termini: nel modello di permacultura di 10 anni fa, il problema della fame nel mondo pareva volersi risolvere con Nuova Produzione + Corretta Redistribuzione ALLA SORGENTE di quanto prodotto; con il nuovo approccio, pare che l’idea sia quella di sottrarre prodotto ALLA FOCE, cioè… alle case dei già poveri! Affinchè dall’altra parte del mondo un miserabile diventi meno miserabile grazie al sacrificio di fratelli poveri ma non miserabili come lui.

Una terza etica della permacultura così interpretata e così trasmessa fa venire i brividi e conosciuta in questi termini, oggi, tale permacultura senza dubbio gretina, l’avrei senz’altro obliterata come veleno sputato da una delle 7 teste del drago dell’apocalisse. Ma ormai, purtroppo, è tardi. Sapete, un matrimonio è per sempre…

In origine non era invalida: parlava di 1. Cura della Terra, 2. Cura delle Persone e tre, semplicemente, di EQUA CONDIVISIONE: la permacultura era perciò morbida, servizievole, dolce, sagace, divertente, umile, intelligente ed in trepidante attesa dell’assenso dell’uomo, dunque me ne innamorai.

Fu un periodo bello e brutto insieme.

Bello, perchè imparai che esistevano e potevano ancora esistere persone desiderose di unirsi per alimentare ideali e comunità nuove, totalmente agresti.

Brutto, perchè ciò che la permacultura ed i permacultori non dicono mai – e che potrebbe causare alte grida e BAN se lo dici apertamente nelle loro chat – è che per essere felice, autonomo, sicuro e sereno su una terra – che è il progetto-pilota della permacultura – sono sempre necessari i soldi-che-nessuno-ti-dà, un CAPITALE di partenza, pena rimanere wwoofer a vita, vagabondi della terra.

No, non è così romantico come sembra.

Il randagismo esistenziale diventa dunque per colui che incauto si accosta a queste dottrine, destino analogo a quello del precario a tempo indeterminato dentro i labirinti delle città occidentali. Eh no, cosa assai brutta è questa.

Questo libro rendiconta una decina di esperienze note come “MUTUO-AIUTI”, nel frattempo sostanzia la diversa prospettiva che ho maturato circa un modo più sano e ragionevole, meno confuso e meno anarchico, di sviluppare comunità intenzionali ed ecovillaggi in un tempo storico incredibilmente miope, o ipocrita.

Sedimentai poi questa filosofia, diversa dall’originale australiana ma in continuità con essa, con l’espressione “permacultura ORGANICA”.