Vocazione & Grazia di Stato: il cordone ombelicale

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La vocazione non è una idea, ma un progetto di vita concreto. Di conseguenza, concreti “cordoni ombelicali” la nutrono, mentre altri la affamano (o la distruggono).

Questi “cordoni ombelicali”, dicevamo, sono cose concrete, e possono essere:

1. Una casa opportuna
2. Una famiglia opportuna
3. Un lavoro opportuno
4. Un datore di lavoro opportuno
5. Un ambiente di lavoro opportuno
6. Amici/Compagnie opportuni
7. Obblighi sociali opportuni

Ora tutte queste cose, in una parola, fanno il tuo STATO DI VITA, e se santo, esse sono veramente GRAZIE.

Si tratta di grazie particolari, diverse dalle altre in quanto FONDANTI DELLA GIORNATA DI UNA PERSONA.

Queste 7 grazie sono quelle che generano la STRUTTURA di una persona, la quale, non essendo solo spirito ma anche carne, solo in pochissimi, eroici casi riesce a crescere in maniera diversa da come prefigurato da quelle 7 GRAZIE PERSONALI (nel senso di grazie che ti fanno agli occhi degli altri e di te stesso la persona che sei).

La cosiddetta ‘Grazia di Stato’, quindi, non è solo qualcosa di mistico, esattamente come l’anima non è mai qualcosa di puramente spirituale. Essa ha un corpo.

Il “corpo” della misteriosa ‘Grazia di Stato’ di cui parla la Chiesa cattolica, è costituito da quelle 7 grazie lì (possono essere anche diverse o più o meno numerose, ma qui ci interessa conoscere soltanto il concetto!).

Utilizzando il concetto di Grazia di Stato, facciamo ora ‘reverse engineering’ allorquando volessimo valutare la conformità della nostra vita o della vita di un nostro conoscente, alla sua vera e più profonda vocazione.

1. Il soggetto si sente a suo agio nella casa che abita?

2. Il soggetto è colmato dalla famiglia che lo circonda? Essa potrebbe colmarlo con qualche aggiustamento, o sarebbe proprio una missione impossibile?

3. Il soggetto è contento del proprio lavoro?

4. Il soggetto valuta con anormale insistenza la consistenza morale del proprio datore di lavoro?

5. Il soggetto cerca o sembra cercare qualcosa di “sacro” persino tra gli ambienti laici di lavoro?

6 Il soggetto ha una vita amicale serena e realizzata? In che misura cerca di trarre conforto da essa, e con quale obiettivo, precisamente?

7. Con quale cura e interesse il soggetto coglie e risponde agli obblighi sociali gravanti sul suo attuale stato di vita? Lo realizzano? Li sente a se vicini? Li comprende e li ama, o li disprezza o semplicemente ne è indifferente?

Da queste 7 risposte – e 7 analisi – la guida pastorale può capire più facilmente se la pecorella è posta nel suo corretto stato di vita, nella posizione più adatta alla sua essenza, ovvero se ha ben risposto con la sua vita alla originaria chiamata del Signore, o deve piuttosto svegliarsi e abbracciare un’altra vocazione, un altro STATO DI VITA, con altre, ben diverse, 7 Grazie Personali.

Resistere alla "chiamata" o avere una chiamata e restare nel vecchio stato di vita, potrebbe portare - non subito, ma nel tempo, diciamo 10-20 anni - ad una frattura psicologica, uno stato effettivamente patologico in cui il soggetto non riconoscendosi più in nessuna delle cose che fa o che è costretto a vivere, perde la gioia di vivere. Il modo pratico di adattarsi a questa deformazione - che anni prima sembrava un lenitivo persino intelligente - si evidenzierà ora altrettanto deformante, e la malattia privata, fisica o sociale che segue è varia ed imprevedibile, ma certa come proprio di una intimità psichica alterata, violentata, seviziata.

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Conoscere il Cattolicesimo: che cos’è la Teologia ‘SPIRITUALE’?

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Per “Teologia Spirituale” si intende una teologia maturata nel seno dello Spirito Santo direttamente e non indirettamente, quindi completamente ispirata e relativamente distante da riflessioni dogmatiche, storiche e dottrinali in senso proprio. La disciplina prende ad oggetto di studio i moti dell’anima, l’uomo nel suo tentativo di avvicinarsi a Dio, ma non si farà spiritualità vaga ed indistinta, bensì vera e propria scienza.

Un tempo la disciplina veniva contrassegnata nelle facoltà teologiche col termine “ASCETICA & MISTICA”, alludendo quindi ad un obiettivo e ad una domanda: come arrivare a sentire… “toccare” Dio? La disciplina allora avrebbe dovuto somministrare “Il Metodo”, dopodiché illustrare la pedagogia sgorgante da questo contatto divino diretto: la pedagogia “spirituale”, una pedagogia letteralmente “divina”.

Probabilmente negli anni l’impresà si rivelò eccessivamente ambiziosa, o comunque priva di certe ed inattaccabili coordinate di navigazione, sicchè infine si preferì abbandonare il problematico “ASCETICA & MISTICA” per adottare il più generico ma più abbordabile “Teologia Spirituale” come Scienza dello Spirito Santo che rinuncia allo sforzo di delineare accurati metodi (ascetici) di elevazione mistica ed elabora invece le più generali cornici (razionali, scientifiche) del discorso teologico.

Per Giovanni Moioli la Teologia Spirituale studia il «fenomeno cristiano in quanto vissuto» poichè nella vita del credente si rivela il mistero della vita della Chiesa. Quest’ultima breve, speciale definizione richiede qualche delucidazione supplementare.

La vera conoscenza di Dio non è teorica
ma sperimentale

Anche se oggi l’Occidente si è generalmente emancipato da Dio e ritiene l’esistenza di Dio «indimostrabile», sarebbe in tutta verità più corretto dire che è “scientificamente indimostrabile”, cioè non-dimostrabile secondo i metodi e gli strumenti fissati da (San) Galileo. Ma ogni cristiano crede perchè conosce, e conosce perchè sperimenta!

Ciò che sperimenta di Dio, è la Sua Presenza nell’intimo della coscienza in forma di “sentimento”. Forse non è un vero e proprio sentimento ma più, appunto, una “presenza”, il “sentimento-di-una-partecipazione”, un “odore” che genera emozioni, pensieri, dialoghi, scoperte improvvise, ma in ogni caso per ogni cristiano si tratta di una esperienza diretta di Dio, mai indiretta o semplicemente culturale, filosofica!1

Ergo, ogni cristiano è un mistico! Anche quello più povero di “esperienze mistiche in quanto tali” (levitazione, luminazione, visioni, profezie, locuzioni, profumi, stimmate, bilocazione etc).

Quel «in quanto vissuto» di Giovanni Moioli contiene tutto questo, contiene l’idea che ogni sana, vera, semplice, bella, naturale esperienza spirituale dell’uomo, è esperienza mistica in quanto vissuta. Quando Karl Rahner dichiara che “il terzo millennio della religione cristiana o sarà mistico o non sarà”, invita la Chiesa a farsi mediatrice non già di una scienza che doni a tutti gli adepti i poteri della ubiquità e della veggenza, ma di un Santo Spirito che riempie veramente i cuori, non soltanto le panchine in cattedrale.


N O T E

1 Questo implica che alcuni e pure molti potrebbero abbracciare la fede cristiana perchè Pascal ha fornito loro ottime ragioni per farlo ed andare a messa tutti i giorni, ma fermandosi al momento teoretico e non sperimentando quel divino “sentimento” in se stessi, cioè non essendo “mistici”, stenteranno a produrre frutti significativi per la religione cattolica, ovvero le Sante Opere di misericordia.

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Sintesi del corso di Teologia cattolica SPIRITUALE – Premessa

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Il professore del corso di “Teologia Spirituale” ci fa presente che è incline ad accettare elaborati scritti in sede di esame. Il tema attorno cui dovrà orbitare lo scritto, è a libera scelta dello studente, purchè i “pianeti” orbitanti siano gli argomenti trattati a lezione.

Uno studente degli anni passati, ci raccontava il prof., scelse addirittura “Il Signore degli Anelli” quale perno del suo trattato, ciò che certifica certa ampia liberalità di vedute e capacità di “ascolto” da parte del prof. Sarà proprio così? Già nella seconda lezione non ho completamente apprezzato alcuni approcci alla disciplina nonchè alcune parole d’ordine da lui inserite direi anche con insistenza durante la lectio; si profila dunque spontaneamente nella mia mente l’argomento che legherà tutti gli altri argomenti dell’elaborato: un pò di sana, rozza, primitiva, fastidiosa “critica”.

In questo scritto organizzerò l’esposizione quanto più puntuale possibile del pensiero del prof., eventualmente seguita però dai commenti in cui esporrò una posizione diversa, argomentandola, naturalmente, meglio che potrò.

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Essere SPIRITUALI o essere RELIGIOSI: cosa è meglio?

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In un tempo in cui le religioni sono state istituzionalizzate; in un tempo in cui gli uomini posti a capo delle istituzioni sacre si sono rivelati analoghi ai mediocri alla guida degli Stati e delle multinazionali, la risposta più logica sarebbe:

Non mi interessa praticare una religione, ma al massimo solo una spiritualità! Vaga, pluriforme e poco impegnativa!

Ok ma… la religione cattolica non è simile alle altre religioni, quindi, anche se sul trono di Pietro sedesse una manticora del tutto simile a quella che governa Eurolandia, la religione cattolica non dovrebbe essere snobbata come le altre cose. Ma anzi frequentata con più assiduità.

Perchè? Spiegami il motivo!

Lo farò.

Vedi, l’ebraismo non ha dato agli ebrei un CIBO DIVINO da assumere per bocca. Parimenti Maometto non ha detto di sé stesso: “SONO DIO, MANGIATEMI TUTTI”.

Cosa ha donato Budda al mondo, se non OTTIME MASSIME FILOSOFICHE? Aveva egli sangue celeste o terrestre?

Lo scintoismo giapponese, dopo aver rivelato il nome degli dei e delle energie che allignano nella natura, nutre in qualche modo sovrannaturale il tuo corpo biologico?

Se gli induisti hanno composto lunghe e rifinite epopee, sublimi preghiere, canti ed inni sacri con cui lodare la divinità o le divinità, forse che la bimillenaria tradizione cattolica ha qualcosa da invidiare per grazia e poesia agli scritti indiani?

È venuto il momento di essere del tutto sinceri ed oggettivi.

Se resti spiritualoide e non ti fai religioso – cioè cattolico praticante – neppure per un momento, IN NESSUN MOMENTO DELLA TUA VITA TU ASSUMERAI IL CORPO DI DIO DENTRO DI TE (l’eucaristia).

Tu dirai:

Non sono sicuro che Gesù sia Dio come disse di essere, capostipite di una discendenza che istituisce il pane e il vino dell’Ultima Cena al suo posto, ogni giorno, anche oggi, per sempre!

Ti dirò:

Eppure, se sei ebreo, credi alla magia dei sacrifici di capri e vitelli; se sei musulmano, alla magia delle preghiere ad Allah; se sei indiano, alla magia dello yoga; se sei scintoista, alla magia della natura. Se sei newager, a tutte queste magie frullate insieme.

Sarò del tutto sincero ed oggettivo con te.

È veramente tremendo, impressionante, che tu preferisca rimanere immerso in una forma indistinta di spiritualità, pur di non entrare in una vera e solida chiesa scartando dalla tua esistenza l’unica cosa che avrebbe illuminato dal profondo il tuo spirito.

L’affronto che ogni giorno fai a Dio con la tua indifferenza verso il suo PANE DIVINO, è grande. Molti secoli di espiazione ciò costerà all’umanità, perché essa prese in giro la sua Misericordia, dunque avrà la sua Giustizia.

Come l’essere bambini è bello ma inutile se si resta tali (il destino naturale è divenire adulti), allo stesso modo rimanere “spirituali” con un divertente e lampeggiante potpourri di verità nel cervello è cosa buona giusta solo quando si è piccoli. Ma quando si cresce bisogna fare una SCELTA. Aderire ad una ed una sola religione, col carico di gesti, ritualità e responsabilità pratiche che l’essere divenuti grandi comporta.

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