Permacultura INTERIORE – Rapporto fra il Sè e l’ambiente intorno

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Ogni persona nasce al mondo con una struttura psichica già ben formata, malformata oppure soltanto con un SEME DI STRUTTURA (informe).

L’ambiente, i genitori, gli eventi, la storia, la casa, il lavoro etc avranno il compito e la possibilità di apportare modifiche a quella struttura, peggiorandola o migliorandola.

Ed ecco, se il soggetto SCEGLIE UN DETERMINATO AMBIENTE DI VITA (casa, lavoro, amici, partner, etc), egli si AUTOFORMERÀ secondo i propri desideri.

Ma se non avesse potere di scelta, e per diversi motivi (debolezza, ignoranza, stupidità) fosse costretto a subire certi eventi ed elementi, LA SUA STRUTTURA PSICHICA NON SI MODELLERÀ SECONDO IL SUO CUORE, ma secondo il cuore o i cuori di altri. Potrebbe diventare una struttura psichica migliore se quel mondo esterno nonostante le asperità restasse fondamentalmente buono e sano oppure, in alternativa, se un mondo cattivo riuscisse a tirare fuori da lui il meglio e non il peggio.

Ma a seguito delle difficoltà della vita potrebbe non migliorare bensì transitare verso una struttura psichica assai peggiore se il soggetto mal sopporta un cuore, il proprio, costantemente frustrato dall’ambiente circostante.

Molti pensano che il Sè sia fisiologicamente più forte dell’ambiente che lo circonda, ma questo non è vero! Dipende dal tipo di anima con cui sei venuto al mondo!

Essa potrebbe essere venuta come entità debole, giovane ed inesperta, proprio con l’obiettivo di rinforzare e migliorare la propria struttura attraverso un determinato serto di esperienze (casa, lavoro, genitori etc).

Non è detto che ci riesca (è nata debole), e non è detto, come dicono i guru e i santoni newage – fra cui anche quelli che girano numerosi fra gli ambienti di permacultura! – che ‘volere è potere’, ‘l’unico limite è l’immaginazione’.

È nata debole! Come con un handicap.

‘Volere è potere’ e sempre vero per le anime forti, sante, pure, speciali. Per tutte le altre, l’ambiente deve essere scelto con molta molta attenzione, e la società dovrà essere ripiena, per loro, di molto molto amore, non solo umano ma persino divino, giacché il rischio per queste strutture deboli di pervertirsi ed oscurarsi definitivamente, è molto alto.

Faresti sentire in colpa un bimbo handicappato per il fatto che non riesce a saltare?

Lo stesso fa il budda di passaggio che col suo sciocco e puerile ‘volere è potere‘ colpevolizza quanti non riescono ad essere panciuti e sorridenti come lui.

Ciò che guarisce è l’amore, anche tuo, non le tue massime zen!

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Permacultura INTERIORE – “Mi piace comporre variamente le mie giornate”

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Il quarto principio della permacultura mollisoniana parla di “pianificazione energetica efficiente – analisi dei settori, delle zone e delle pendenze”.

Trasferiamoci lato server (anima).

Cosa sarebbero le “pendenze”, se non le tendenze che, non gestite, portano l’anima a “perdere energia” anzichè accumularla?

L’Occidente ha insegnato a molti, fin dalla fanciullezza, a fregarsene di un ordine ed equilibrio imposto – fosse pure autoimposto; la cultura euroamericana è infatti l’avamposto dell’ordoliberismo o turbocapitalismo globale, per il quale lo Stato deve morire, qualunque direzione dall’Alto (dal Popolo come da Dio) deve dissolversi nel nulla, mentre una direzione dal basso – dalla Natura e dagli istinti umani (soprattutto economici) – deve soverchiare ogni altra cosa perchè solo lì, nella selva, si ritiene, è nascosta la salvezza delle genti, il leone d’oro che tutto ordina senza ordinare nè riequilibrare proprio nulla. La “Mano Invisibile”.

Tutto influenza tutto

(undicesimo principio della permacultura mollisoniana)

E così la storia, la politica, i prestigiosi salotti del settecento, la “Chiesa della Notte”, la scuola e poi la tv, logicamente, nel tempo, hanno influenzato le anime.

Si, anche le vostre

Osserva. Cosa resta della presumibilmente lodevole pianificazione energetica mollisoniana dichiarata al quarto punto del suo programma, all’interno delle anime che parlano di permacultura e di anarchia verde?

Quasi nulla, e quel poco sopravvive carcerato entro le grate di un piccolo, piccolissimo orto (quando esiste – la permacultura urbana non usa gratificare i permacultori da balcone fiorito con raccolti abbondanti).

Gli occidentali, dunque, per lo più, disprezzano le regole poichè essi adorano “comporre variamente le proprie giornate”.

Cerchiamo in questa pagina, con l’aiuto di un discorso “laico” ed ecologico come la permacultura, di tessere le lodi opposte.

In primo luogo, anche l’uomo ha energia, non solo l’ambiente.
Conseguentemente, anche l’uomo deve utilizzare tale risorsa in maniera efficiente, non solo l’imprenditore agricolo.
In terzo luogo, anche la vita di un uomo ha “settori”, “zone” e tendenze. Non solo l’ambiente! Punti ed aree della giornata, delle settimane, dei mesi e degli anni in cui l’anima è chiamata ad esercitare alcune precise funzioni e non altre.

Molte sono le cose giuste da fare.
Ma nel contesto e nel momento sbagliato
diventano anch’esse sbagliate

L’uomo di Buon Senso – quindi un permacultore bravo – rinuncia del tutto e completamente, finalmente, solennemente, a quel “mi piace comporre variamente le mie giornate” per i motivi che abbiamo detto, riassumibili in una parola: efficienza, lotta agli “sprechi” e guerra al “dilavamento delle risorse” interiori (tempo, pazienza, gratificazioni). Ma esiste una importante osservazione da fare intorno questo tema, non desumibile dai discorsi di Mollison-Holmgren bensì dall’esperienza diretta (previa riflessione critica sulla stessa).

Vedi, esistono giorni – in realtà molti, la maggior parte – in cui proprio non ti va di fare qualcosa che è addirittura vitale per la tua sopravvivenza in questo mondo.

Pensiamo al lavoro in ufficio in città. Se lo abbandonassimo un giorno, una selva di disoccupati masterizzati potrebbe brillantemente sostituirci. Ma lo Stato o la multinazionale che ci ha assunto vuole darcela proprio tutta la sua medicina, e vuole darla solo e soltanto a noi, suoi fedeli paggi, quindi ci costringe, come Fantozzi, ogni giorno, ad una professione d’amore a quella sedia lì. La domanda che in permacultura dovremmo farci è:

E se fossi libero?

Lo faresti davvero quel lavoro li, e con tale devota, maniacale, quotidiana insistenza?

Ovviamente… NO!

L’uomo libero, in natura, lavora un giorno si e un giorno no.

Ora tale incostanza – sebbene ad esito indifferente nelle attività indifferenti – sarebbe TOSSICA nelle attività sussistenziali.
Penelope lavorava di giorno e di notte – era una gran lavoratrice – ma il fatto che di notte smontasse quanto aveva realizzato di giorno, la fece stare al punto zero per 40 anni.

Lo capisci?

L’abitudine assunta di forza un giorno, anima, nutre e rinforza l’abitudine del giorno dopo. Sicchè anche quando non saremo così ben disposti verso quel lavoro, lo faremo lo stesso! Più appunto per Abitudine che per sacra Scelta (la scelta la facemmo anni prima: fu una, lunga e difficile, e non serve rifarla da capo ogni giorno!). E’ molto più facile, come su una dolce pendenza, procedere così, nella vita: per abitudine. Nel caso di una abitudine fantozziana, questo si tradurrebbe in una vita lunga ma tragica. Ma nel caso in cui tu nella libertà coltivassi una buona e santa abitudine – fatta di gesti o perchè no anche ritualità quotidiane – il tuo procedere sarebbe come su un mare privo di scogli. Orientare soltanto il timone, e la grossa nave andrà dove vuoi!

Credi nella meditazione? Ti piace? Non “comporre variamente le tue giornate” in attesa dell’ispirazione che lasciata a se stessa potrebbe giungere con la fanfara che sogni su un letto d’ospedale, solo 5 minuti prima di morire! Impegnati e medita ogni giorno. Fallo ora, fallo ogni giorno… allo stesso orario! (quello studiato a tavolino per essere il migliore possibile).

Le abitudini giornaliere, anche quando noiose, non sono cattive, sono costruttive. Esse sono uno dei tanti POTERI DELL’UOMO; esse sono la principale delle pianificazioni che puoi fare in permacultura interiore.

Permacultura INTERIORE: sono al posto giusto nel giusto progetto di vita?

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Nel silenzio del lago, circondato da monti imponenti, affiora una tendenza ricorrente nelle acque della coscienza di colui che non si trova al posto giusto, nella giusta vita o nel giusto progetto di vita:

Anche quando tutto è facile, ormai previsto e prevedibile, costui non ha più voglia di insistere.

Tale tendenza è segreta e profonda, e suona sommariamente così:

Tutto questo non mi piace

Di solito una vita o un progetto di vita diventa facile e “sciolto” dopo un adeguato numero di anni in cui il soggetto è uscito pazzo per ottenere la quadratura del cerchio. E alla fine… l’ha ottenuta! È divenuto saggio e sente di padroneggiare alcuni aspetti della sua esistenza ormai con solida maestria. Eppure non gli piace. Non ne trae il conforto che immaginava, quindi comincia a lasciar perdere… dapprima soltanto un primo, innocente impegno. Infine tutto.

Ma da qui al “tutto” c’è un tempo di transizione i cui sintomi, se riconosciuti con prontezza e chiarezza, senza troppo affanno conducono ad un NUOVO PORTO.

Il sintomo di cui sopra è il principale e voglio parlarne approfonditamente.

L’uomo non è pigro; la sua mancata voglia di insistere su progetti ed azioni così importanti per lui prima che cominciassero a schiudersi i suoi nuovi occhi, non è determinata neppure da una mancanza di forza.

E come se ormai guardasse il mondo, la vita degli uomini e la sua propria in mezzo ad essi, da un monte altissimo, eppure si trova contemporaneamente al fondo della valle!

La sua coscienza si è dunque come sdoppiata, ed è questa sua seconda esistenza a ricordargli ad ogni passo l’invalidità della prima.

Il malcapitato non è divenuto senziente di un secondo flusso di pensieri e ragioni – di una seconda testa. Il cervello solo uno è ed è rimasto quello di prima! Ma percepisce una piccola vita essere germogliata alla sua ombra, e sa che quel fiore ha il potenziale per divenire eterno, l’albero-ponte tra la terra e il cielo.

Alla luce di tutto ciò, egli trema al pensiero di calpestarlo. Vorrebbe stare attento e irrigarlo e farlo crescere, ma il progetto di vita precedente, quello per il quale ha così tanto lottato, assorbe pericolosamente gran parte delle energie della sua mente e del suo cuore. Ciò non è più tollerabile. Ogni volta che dà acqua alle vecchie liane in casa, sa che la toglie a quel fiorellino laggiù, così gravido di promesse. E ciò lo turba profondamente.

Poi viene il fantastico giorno in cui piove e l’acqua la offre il cielo abbondamente sia alla foresta di liane che al sacro seme in vaso. Dovrebbe allora essere felice, perché Dio stesso ha pensato a lui. Ma non lo è poi così tanto: sa che con ogni innaffiata si avvicina il giorno in cui la pianta divina dovrà essere travasata in piena terra affinché cresca al più presto e del tutto liberamente.

Ma dov’è la terra promessa?

Non si vede fino all’orizzonte. Così tanti anni di fatica per costruire una vita che ora va smontata per essere ricostruita altrove, può avvolgere nel senso di fallimento chiunque. I giorni di trasloco sono poi i giorni più sterili in assoluto, in quanto non puoi affatto lavorare come prima. Non puoi fare il lavoro di prima, ma neppure il lavoro che verrà (perché non è ancora venuto). Da qui quel laconico…

Non insisto più

In un periodo di transizione si è confusi e senza forma, non si è nè l’una cosa nè l’altra. Ma questo è normale ed è normale in questo periodo scovare i più irragionevoli e anche ridicoli motivi per non proseguire le attività che prima apparivano talmente giuste e utili (e che lo potrebbero essere ancora!). Ma è l’intero progetto di vita che ora è divenuto sbagliato, come è il luogo proprio di un progetto di vita che non senti più tuo, a scoraggiare le attività che riprenderai bellamente non appena il padrone finirà di cambiare l’acqua dell’acquario.

Permacultura INTERIORE: puoi anche non pensarci!

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Non devi metabolizzare tutto ciò che vivi. 
Quanto ti accade sono suggerimenti dello Spirito della Vita.
Trasformali in ATTI EROICI DI CORAGGIO E AMORE se puoi, ma... non devi farlo per forza!

Per capire meglio, ti racconterò una storia.

C’erano un fratello e una sorella che vivevano a Grande Inverno. L’aria era fredda e la città grigia, ma gestivano una bettola insieme ad un’altra coppia un po’ antipatica ed economicamente avevano tutto quanto loro serviva!

In cerca di meglio, decisero di trasferirsi nella calda e assolata Dorn. Si prenotarono il volo – il più economico che erano riusciti a trovare – e partirono. Ma non avevano molti soldi con sè.

Finché pagavano, nella nuova capitale, furono serviti e riveriti, ma non appena gli inservienti dell’hotel presso cui alloggiavano compresero che avevano terminato i soldi, ecco che diedero la loro stanza ad altri, presero tutte le loro cose e le misero in valigie a parte e gettate in strada. Ai due non rimase che prendere l’aereo e ripartire.

Ma il volo prenotato era quello più economico in assoluto: per entrare nel posto a sedere potevano entrare o loro, o le loro cose. Iniziò così la loro traversata nell’oceano e nei deserti per ritornare nel “vile” paese d’un tempo e recuperare quel po’ di sicurezza che, almeno, avevano.

Ed ecco qui la scelta.

Nel preciso momento in cui la ragazza comprese che era inadatta pure al sistema urbano di Dorn, prese gli ultimi soldi che le erano rimasti e si rivolse alla famosa Strega di Dorn, esperta in ogni genere di incantesimi e malie, per dimenticare da quel punto in avanti tutto quanto le sarebbe capitato… fino a quando sarebbe tornata al “nido“. Questo era il sortilegio.

La ragazza infatti era molto depressa a Grande Inverno, e non aveva affatto bisogno di ulteriori problemi, bensì solo di pace e gioia. Aveva accettato di affrontare la faticosa incognita di un trasferimento solo in vista di un accrescimento della sua grazia, non di una più netta caduta in disgrazia. Proprio non poteva accettarlo.

Del resto… aveva il fratello con sè… la sua memoria vivente, il suo registro akashico!

Perciò non esitò, e bevve la pozione.

Quello che accadde dopo, tuttavia, fu qualcosa di straordinario. I due mostrarono coraggio e forza non comuni per uscire dal paese di Dorn, l’epica avventura arrivò ai giornali persino di Grande Inverno!

La ragazza, tornata a casa, non ricordava proprio nulla; ricordava benissimo il sorso con cui suggellò il patto con la strega nera dagli occhi verdi.

Non ne era pentita.

Adesso correva ogni mattina fra le grigie strade della sua città natale, sapendo di aver fatto tutto il possibile per uscire da quella città e da quella odiosa situazione di vita, conscia di aver protetto fino in fondo il suo più intimo equilibrio psicologico che fragile com’era, alla luce dell’epopea letta sui giornali, si sarebbe certamente spezzato.

Nessuno è costretto a metabolizzare tutto ciò che vive. Se la Vita a volte sembra chiedere troppo, si può anche passare la palla. Ci penseremo dopo, quando saremo tornati a casa e qualcun’altro, nostro fratello, la nostra ombra, ci racconterà di noi.

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Permacultura INTERIORE: fenomenologia dell’energia in eccesso (anche sessuale)

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Impara a trattenere l’energia nel tuo campo, e non disperderla.

L’energia spirituale tende a crescere e ad accumularsi naturalmente nel proprio campo. Il cibo o l’ambiente esterno fanno normalmente questo.
Quando l’energia cresce dentro di te, potresti voler fare tante cose fuori di te, ma se invero non le fai dentro di te e non hai imparato a farle dentro di te con certo ordine e costanza, essa diventa un surplus sempre più difficile da gestire. Allora è facile che qualsiasi moto ondoso esterno rompa la brocca dentro di te, ed il prezioso liquido faticosamente accumulato si perda a terra.

Orbene, che cos’è quel “fare cose dentro di te con certo ordine e costanza”?

Di solito è pregare, meditare, curare, osservare, in poche parole: RESTARE CONCENTRATI, ma in realtà non tutti possono capire il senso profondo di questo invito poiché è arduo arrampicarsi su questo monte.

Quando lo sguardo interiore costruisce con amore e attenzione il proprio mondo interiore che si muove in risposta a quello esteriore, esso annega nella coscienza spirituale ciò che fuori di sé ha coscienza materiale, allora, in quel momento, in questo senso, “tu fai cose dentro di te“, e facendo queste cose l’energia in eccesso accumulatasi dentro il tuo corpo per il tramite dell’esperienza, dell’acqua e del cibo che hai assorbito, non si disperderà a terra ma costruirà mondi interiori sempre più perfetti e meravigliosi.

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