Basta! “Sinistra” e “Destra” politica non esistono più!

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Basta! “Sinistra” e “destra” politica non esistono più e, pertanto, ogni riferimento ha unicamente una funzione manipolativa. Ancora una volta si cerca di dividere le persone ricorrendo a concetti che fanno parte di un’altra epoca storica. Io sono sempre stata di estrema sinistra eppure avrei votato per Trump se fossi stata una cittadina americana. In passato l’appartenenza e/o “fede politica” aveva una sua funzione perché individuava un modello di società, ma oggi non è più così perché è tutto saltato. È possibile affermare che il Partito democratico americano e il PD italiano sono “sinistra”??? E che la Meloni è di destra??? Io non credo eppure continuano a “giocare” in questo modo, quasi a voler fare breccia proprio sull’appartenenza politica anziché sulle idee di volta in volta proposte da chi risponde (e nemmeno) ad un mero programma elettorale, assolutamente sganciato dalle vecchie ideologie.


Ti spiego.
Finché per decidere non c’e un tiranno ma un parlamento, chi si siede al centro è centro, a destra c e la destra e a sinistra ce la sinistra.

LE DIREZIONI NON SCOMPAIONO PERCHE LO DICI TU E SEI STUFO

CAPISCI?

Censura: farla o non farla? La risposta di John Stuart Mill

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John Stuart Mill dopo secoli di riflessione fece il punto.

Non bisogna censurare le idee altrui, neppure quelle pazze brutte e cattive. L’unica cosa che lo Stato deve fare è bloccare CIO CHE CAUSA DANNO FISICO, violenze stupri rapine e cose così. Diversamente si avrebbe lo STATO ETICO, cioè uno Stato che schiaccia tutti in nome della SUA etica, unica ideologia ammessa da una cerchia di ottimati (ma… chi o cosa li ha illuminati, ponendoli nella scala del valore al di sopra della GENTE COMUNE?).

Se si ammettesse l’esistenza o la necessità di una SCUOLA DI TECNICI DI GOVERNO che incarna, forma, assume e abilita una squadra di inquisitori con PIENI POTERI DI CENSURA, non molto distante sarebbe la stessa identica domanda che fece crollare il sistema feudale con le sue monarchie:

Chi siete voi?

Si stanno rifacendo i discorsi di 2 secoli fa.

A molti che non hanno studiato la storia nè la storia della filosofia, questo problema della censura su internet sembra una illuminante novità dei tempi moderni, ma in realtà è un tema vecchio, primitivo e già superato dalle generazioni precedenti, a questo punto eticamente più avanti rispetto alla attuale generazione occidentale.

Probabilmente il vero problema storico non è la censura, è la mancanza generalizzata di MEMORIA STORICA.

L’Occidente è alle prese con un problema antiquato già masticato e sorpassato. Si è ritornati sinistramente a un punto del dibattito sociale simile al seguente:

E’ giusto il Tribunale dell’Inquisizione?

Ovvio che NO, dopo secoli di stampa “ribelle” e perseguitata fu detto di NO. Si ridirà di nuovo NO!

L’umanità sta perdendo tempo.

I capricci e i limiti mentali di pochi ottimati dal cuore acerbo (ma piazzati nel posto giusto), stanno facendo perdere tempo di sviluppo e di crescita spirituale ad una umanità che aveva già deciso di crescere.

Dio stesso, dunque, dovrà spazzarli via!

Esempio pratico di liberalismo milliano (era pure un massone).

Un tale famoso su YouTube dice:

la NATO è composta da androidi siriani

Quesito dello staff di inquisitori youtube:

questi stanno dicendo una michiata certissima, dobbiamo censurarli?

Risposta di padre Mill:

NO, PERCHE NON RECANO DANNO FISICO alla gente. Pensino quello che vogliono!

Mill qualche secolo fa convinse un intero paese ed in UK nacque il liberalismo inglese, radice ideologica del liberismo capitalista euroamericano. Tutti insieme, così, con questo strumento culturale, quello milliano, illuminarono il cammino di una classe politica che nell’Ottocento si faceva ancora molti problemi etici e religiosi (con annessi sensi di colpa) sul “giusto o non è giusto, è pazzo o non è pazzo, devo punirlo, lasciarlo vivere o incoraggiarlo?”.

Caro legislatore, non te ne deve fregare niente! Devi guardare solo se il fatto NUOCE FISICAMENTE al vicino, e punire pochi fatti, non milioni di idee!

by vostro illustrissimo padre Mill

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Permacultura & Politica – Storia di una Nazione

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Perchè nasce una Nazione?

Perchè è nata? Ci hai mai pensato?

Posto che la NAZIONE non è il suo POPOLO (i termini sono diversi visibilmente nonchè con una propria distinta etimologia), la permacultura può aiutarci a svelare questo mistero, immettendoci direttamente nel laboratorio originario in cui la parola Nazione fu coniata.

Il secondo ed il terzo meme della permacultura mollisoniana ci ricordano che:

  • Ogni elemento in un sistema svolge più funzioni
  • Ogni funzione può essere svolta da più elementi

Il decimo ed l’undicesimo principio della permacultura holmgreniana ci ricordano invece di:

  • Usare e valorizzare le DIVERSITÀ
  • Usare e valorizzare i MARGINI

Aggiungiamo al cocktail altre 2 indicazioni generali:

  • Lavora con (gli altri) e non contro
  • Fai il minimo sforzo per ottenere il massimo risultato

…frulliamo tutto ed otteniamo, magicamente, un concentrato, ovvero ciò che distingue l’esistenza sparsa e casuale di persone sotto un comune idioma e linguaggio (“POPOLO”), da ciò che permette allo stesso popolo di coordinarsi e “funzionare meglio”, ovvero La Nazione come “stanza dei bottoni”, cabina di regia, pannello di comando etc…

La Nazione non rinuncia ad esistere e in sé stessa, nel profondo, non desidera mai sciogliersi in altre nazioni, in altro corpi o gerarchie o in strutture sovranazionali – anche quando un impero la corteggia – perché sua vocazione è valorizzare la PROPRIA diversità storica e culturale ed “usarla”, alimentarla, costruirla ed estenderla (come fa un uomo con la moglie); essa ha assorbito alla nascita, fin dalla culla, la permacultura, ossia una “cultura permanente per il mantenimento della Terra”, per la quale l’essere vivente deve vivere e moltiplicarsi, non morire, stare zitto, autocensurarsi, vivere male.

Anche quelle nazioni che esistono “ai margini”, brevi e corte come la Repubblica di San Marino, non si liquefano nella nazione più grande che li circonda da tutti i lati, perché per quanto piccoli e marginali, sanno benissimo di essere particolari, speciali, unici, e questa unicità è ricchezza del mondo, non un pericolo per il mondo.

E poiché “tutto è connesso”, La Nazione – cioè una ristretta cerchia di membri del Popolo (una casta, una “elite”? probabilmente si!) che sono acutamente coscienti della naturale correlazione interna agli elementi della medesima società di cui fanno parte – prova ad usare le funzioni di sistema per migliorare e difendere dalle aggressioni dell’ambiente esterno il corpo sociale stesso, che in ultima analisi si sostanzia nella TRADIZIONE LOCALE, la quale esiste in nuce per perpetuarsi ed evolvere come una vera e propria persona, non per dissolversi in altre tradizioni (e “personalità”) o in una essenza globale senza volto, informe.

È perciò evidente: la permacultura è una cultura sovranista, ama l’originalità e persegue l’indipendenza singolare e collettiva, e tuttavia non è anarchica, ma vera e propria cultura politica, perché aspira a piegare “il sistema” ai più veri bisogni dell’umanità per il tramite di strategie intelligenti ed osservazioni veraci, e questo, in fondo, è ciò cui mira ogni sano dibattito politico.

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Permacultura & Politica – Victor Orban è cattivo?

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Leggo sul Corriere della Serva di oggi, un giudizio del commediografo Giuseppe Sarcina a proposito del premier ungherese Viktor Orban:

“Asseconda e anzi fomenta le paure, le insicurezze, i pregiudizi sostenendo che bisogna frenare la decadenza sociale prodotta dalle idee liberal, intese nel senso anglosassone di progressiste”.

Purificate dalla retorica pdiota, nelle parole di Sarcina troviamo tradotto ed esposto in maniera gratuita e chiara (ed è per questo che la censura – anche di un demone – è peccato!) il cuore del problema che è necessario superare per approdare alla Società Organica della permacultura organica per il tramite di una forma più integrale di permacultura.

Orban ha perciò correttamente identificato nel pensiero liberal l’elemento ideologicamente distruttivo dell’Occidente, partorito in gran parte dalle università americane, che da qualche secolo prova ad affogare nel nichilismo – cioè nel silenzio dello Spirito – ogni tralcio di civiltà, di umanità, non giustificato da logiche economiche.

Il nichilismo occidentale vuole liberare l'individuo-atomo da tutti i vincoli e da tutte le identità collettive per renderlo "intercambiabile", sradicato da un territorio, da una tradizione territorialmente radicata e perciò, appunto, infine, "libero" (e solo).

Il nichilismo indotto dall’assetto economico occidentale è perciò il modo più efficace quantunque più indiretto e sinistro, di sradicare una religione. Dapprima il cristianesimo in nome del “rispetto per i musulmani”, ma poi – se tale battaglia riuscisse – è facile immaginare, l’islamismo stesso in nome del medesimo identico multiculturalismo pdiota e suicida.

LA BATTAGLIA CONTRO L’UMANITÀ È POLITICA E STORICA E RICHIEDERÀ DECENNI. SE SIAMO SFORTUNATI, SECOLI.

In questo difficile quadro internazionale cosa può fare la permacultura?

La permacultura anarco-naturale, costruirsi casette sugli alberi. La permacultura accademica, fare corsi di permacultura interiore sperando che una somministrazione abbondante di massime zen sospendano almeno per un momento il nichilismo di cui sopra. La permacultura organica pianta almeno un C.E.R.E.L in ogni regione ma quello che tutti dovrebbero fare è non perdere la speranza, pregare, votare il seme di bene e di ragionevolezza che come Victor Orban ha dimostrato, anche dentro una istituzione malvagia continua ad esistere.

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