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Il quarto principio della permacultura mollisoniana parla di “pianificazione energetica efficiente – analisi dei settori, delle zone e delle pendenze”.
Trasferiamoci lato server (anima).
Cosa sarebbero le “pendenze”, se non le tendenze che, non gestite, portano l’anima a “perdere energia” anzichè accumularla?
L’Occidente ha insegnato a molti, fin dalla fanciullezza, a fregarsene di un ordine ed equilibrio imposto – fosse pure autoimposto; la cultura euroamericana è infatti l’avamposto dell’ordoliberismo o turbocapitalismo globale, per il quale lo Stato deve morire, qualunque direzione dall’Alto (dal Popolo come da Dio) deve dissolversi nel nulla, mentre una direzione dal basso – dalla Natura e dagli istinti umani (soprattutto economici) – deve soverchiare ogni altra cosa perchè solo lì, nella selva, si ritiene, è nascosta la salvezza delle genti, il leone d’oro che tutto ordina senza ordinare nè riequilibrare proprio nulla. La “Mano Invisibile”.
Tutto influenza tutto
(undicesimo principio della permacultura mollisoniana)
E così la storia, la politica, i prestigiosi salotti del settecento, la “Chiesa della Notte”, la scuola e poi la tv, logicamente, nel tempo, hanno influenzato le anime.
Si, anche le vostre
Osserva. Cosa resta della presumibilmente lodevole pianificazione energetica mollisoniana dichiarata al quarto punto del suo programma, all’interno delle anime che parlano di permacultura e di anarchia verde?
Quasi nulla, e quel poco sopravvive carcerato entro le grate di un piccolo, piccolissimo orto (quando esiste – la permacultura urbana non usa gratificare i permacultori da balcone fiorito con raccolti abbondanti).
Gli occidentali, dunque, per lo più, disprezzano le regole poichè essi adorano “comporre variamente le proprie giornate”.
Cerchiamo in questa pagina, con l’aiuto di un discorso “laico” ed ecologico come la permacultura, di tessere le lodi opposte.
In primo luogo, anche l’uomo ha energia, non solo l’ambiente.
Conseguentemente, anche l’uomo deve utilizzare tale risorsa in maniera efficiente, non solo l’imprenditore agricolo.
In terzo luogo, anche la vita di un uomo ha “settori”, “zone” e tendenze. Non solo l’ambiente! Punti ed aree della giornata, delle settimane, dei mesi e degli anni in cui l’anima è chiamata ad esercitare alcune precise funzioni e non altre.
Molte sono le cose giuste da fare.
Ma nel contesto e nel momento sbagliato
diventano anch’esse sbagliate
L’uomo di Buon Senso – quindi un permacultore bravo – rinuncia del tutto e completamente, finalmente, solennemente, a quel “mi piace comporre variamente le mie giornate” per i motivi che abbiamo detto, riassumibili in una parola: efficienza, lotta agli “sprechi” e guerra al “dilavamento delle risorse” interiori (tempo, pazienza, gratificazioni). Ma esiste una importante osservazione da fare intorno questo tema, non desumibile dai discorsi di Mollison-Holmgren bensì dall’esperienza diretta (previa riflessione critica sulla stessa).
Vedi, esistono giorni – in realtà molti, la maggior parte – in cui proprio non ti va di fare qualcosa che è addirittura vitale per la tua sopravvivenza in questo mondo.
Pensiamo al lavoro in ufficio in città. Se lo abbandonassimo un giorno, una selva di disoccupati masterizzati potrebbe brillantemente sostituirci. Ma lo Stato o la multinazionale che ci ha assunto vuole darcela proprio tutta la sua medicina, e vuole darla solo e soltanto a noi, suoi fedeli paggi, quindi ci costringe, come Fantozzi, ogni giorno, ad una professione d’amore a quella sedia lì. La domanda che in permacultura dovremmo farci è:
E se fossi libero?
Lo faresti davvero quel lavoro li, e con tale devota, maniacale, quotidiana insistenza?
Ovviamente… NO!
L’uomo libero, in natura, lavora un giorno si e un giorno no.
Ora tale incostanza – sebbene ad esito indifferente nelle attività indifferenti – sarebbe TOSSICA nelle attività sussistenziali.
Penelope lavorava di giorno e di notte – era una gran lavoratrice – ma il fatto che di notte smontasse quanto aveva realizzato di giorno, la fece stare al punto zero per 40 anni.
Lo capisci?
L’abitudine assunta di forza un giorno, anima, nutre e rinforza l’abitudine del giorno dopo. Sicchè anche quando non saremo così ben disposti verso quel lavoro, lo faremo lo stesso! Più appunto per Abitudine che per sacra Scelta (la scelta la facemmo anni prima: fu una, lunga e difficile, e non serve rifarla da capo ogni giorno!). E’ molto più facile, come su una dolce pendenza, procedere così, nella vita: per abitudine. Nel caso di una abitudine fantozziana, questo si tradurrebbe in una vita lunga ma tragica. Ma nel caso in cui tu nella libertà coltivassi una buona e santa abitudine – fatta di gesti o perchè no anche ritualità quotidiane – il tuo procedere sarebbe come su un mare privo di scogli. Orientare soltanto il timone, e la grossa nave andrà dove vuoi!
Credi nella meditazione? Ti piace? Non “comporre variamente le tue giornate” in attesa dell’ispirazione che lasciata a se stessa potrebbe giungere con la fanfara che sogni su un letto d’ospedale, solo 5 minuti prima di morire! Impegnati e medita ogni giorno. Fallo ora, fallo ogni giorno… allo stesso orario! (quello studiato a tavolino per essere il migliore possibile).
Le abitudini giornaliere, anche quando noiose, non sono cattive, sono costruttive. Esse sono uno dei tanti POTERI DELL’UOMO; esse sono la principale delle pianificazioni che puoi fare in permacultura interiore.
