Rapporto STATO & MAGISTRATURA: verbali della Costituente 1947

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Siamo in Assemblea Costituente il 5 marzo del 1947 quando il Costituente Renzo Laconi a nome dell’intera Assemblea prende la parola:

“Nello Stato Italiano non possono esservi poteri che siano sottratti al controllo delle istanze democratiche. Noi non possiamo ammettere che i giudici corpo qualificato alto e selezionato quanto si voglia, possano immettersi nel corpo della democrazia italiana. Non possiamo denominare uno Stato Democratico se al suo interno vi è un potere che non viene eletto dal Popolo. Leggiamo altri interventi avvenuti a più riprese, il 6 Novembre del 1947 di Alessandro Turco interventi che ci indicano i timori di una magistratura indipendente portandocene un esempio che li toccò profondamente.

“La funzione giurisdizionale come quella amministrativa non è funzione originaria, ma derivata ed è esercitata in nome del popolo che esercita democraticamente la sua sovranità”.

“Niente può mettere al sicuro il più giusto, il più puro, il più forte degli uomini dal
trovarsi impigliato, attore o vittima, in una macchinosa vicenda giudiziaria. Quale giudice voi preferireste per la tutela della vostra libertà, del vostro onore e dell’avvenire dei vostri figli?”.

“In altre Costituzioni il principio di elettività dei giudici è ammessa e riconosciuta come uno dei fondamenti del regime democratico”.

“Il Magistrato è soggetto alla legge che lo difende quando la legge difende, lo colpisce quando la legge colpisce. La sua sorte di fronte alla legge è quella del comune cittadino”.

“In questo clima democratico nel quale il potere è soltanto emanazione della sovranità popolare non si può parlare di potere giudiziario, se la Magistratura pretende nominarsi, promuoversi, auto-governarsi. Si definisca come si vuole, non si potrà sganciare dal “Unico Sovrano” che è il Popolo. Onde non può appellarsi potere un ordinamento che ha origine e natura diverse dai poteri fondamentali della Repubblica. Se invece tale potere giudiziario si nomina da sé e diventa autonomo in qual modo si lega agli organi che sono emanazione popolare? il potere legislativo e quello esecutivo sono in continua evoluzione e non nello stato di perenne fissità, oserei dire dogmatica e confessionale come il potere giudiziario. Badate onorevoli colleghi, che la dittatura non è rappresentata soltanto dagli uomini e dai partiti, la dittatura potrebbe essere rappresentata specialmente dal potere giudiziario. Ne abbiamo fatto ingrata e dolorosa esperienza quando il popolo affermava attraverso le urne il mutamento istituzionale dello Stato Italiano che passava dal monarcato alla repubblica, la repubblica si spegneva nella magra requisitoria di un procuratore generale e nella negazione di alcuni magistrati di Cassazione, ostili all’esempio di libertà e dei tempi nuovi” (Caso Massimo Pilotti, Procuratore Capo della Repubblica nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 1947)

Basta! “Sinistra” e “Destra” politica non esistono più!

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Basta! “Sinistra” e “destra” politica non esistono più e, pertanto, ogni riferimento ha unicamente una funzione manipolativa. Ancora una volta si cerca di dividere le persone ricorrendo a concetti che fanno parte di un’altra epoca storica. Io sono sempre stata di estrema sinistra eppure avrei votato per Trump se fossi stata una cittadina americana. In passato l’appartenenza e/o “fede politica” aveva una sua funzione perché individuava un modello di società, ma oggi non è più così perché è tutto saltato. È possibile affermare che il Partito democratico americano e il PD italiano sono “sinistra”??? E che la Meloni è di destra??? Io non credo eppure continuano a “giocare” in questo modo, quasi a voler fare breccia proprio sull’appartenenza politica anziché sulle idee di volta in volta proposte da chi risponde (e nemmeno) ad un mero programma elettorale, assolutamente sganciato dalle vecchie ideologie.


Ti spiego.
Finché per decidere non c’e un tiranno ma un parlamento, chi si siede al centro è centro, a destra c e la destra e a sinistra ce la sinistra.

LE DIREZIONI NON SCOMPAIONO PERCHE LO DICI TU E SEI STUFO

CAPISCI?

La società VACCINISTA è una società PAVLOVIANA. Ecco la prova!

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Immaginiamo di rinchiudere cinque scimmie in una stanza, con una scala in cima alla quale sono ben visibili delle banane. Appena una scimmia si accorge delle banane, essa sale la scala per prendere una banana. Ma appena inizia a salire, la stanza viene innaffiata da spruzzi di acqua gelata. Ogni volta che una scimmia sale i primi gradini della scala, l’acqua fredda la fa desistere. Non ci vuole molto prima che le scimmie associno l’acqua fredda all’azione di salire la scala, e quando lo capiscono smettono di cercare di prendere le banane.

Fin qui niente di particolare: si tratta di un normale procedimento di educazione attraverso la punizione, che vieta una certa azione associandola pavlovianamente ad un dolore fisico o psicologico. L’individuo così educato dovrà avere una forte motivazione per violare il divieto, altrimenti giudicherà che non valga la pena sopportare la punizione. Ma l’esperimento delle scimmie diventa interessante quando si interviene sulla popolazione di scimmie.

Abbiamo cinque scimmie che sanno che salendo la scala saranno bagnate da acqua gelata, e che per questo non salgono la scala nonostante in cima ci siano ancora le banane. Supponiamo a questo punto di togliere una delle scimmie, e di metterne nella stanza una che non sa niente di quanto successo finora. Da questo momento, inoltre, gli spruzzi d’acqua non verranno più attivati. La nuova scimmia, che non è stata condizionata pavlovianamente, vede le banane e sale le scale per prenderne una. Le altre quattro, però, sanno che, se quella sale le scale, saranno punite tutte quante – e quindi, ciò che è importante, anche loro che non salgono. Allora intervengono: aggrediscono la nuova arrivata per impedirle di salire. La nuova scimmia ci proverà ancora una volta o due, ma alla fine smetterà di cercare di salire.

Apparentemente niente di nuovo: è vero che l’associazione pavloviana non è più «salgo le scale quindi vengo bagnato», ma «salgo le scale quindi vengo aggredito», ma di fatto anche la nuova scimmia è stata educata pavlovianamente: se viola una regola (non si salgono le scale) viene punita.

Ciò che è interessante notare, tuttavia, è che questa volta l’educazione, o meglio l’esecuzione della punizione, non arriva dall’esterno, ma dall’interno stesso. Il gruppo di scimmie, educato, tende a far rispettare l’educazione che ha ricevuto.

Ma andiamo oltre. Sostituiamo un’altra scimmia. La nuova arrivata cercherà di prendere le banane, ma le altre quattro (tre «originali» e una «nuova») la aggrediranno per impedirglielo. Prima o poi imparerà anche questa, e allora si introdurrà un’altra scimmia, e poi un’altra e un’altra ancora, fino ad arrivare ad una popolazione composta interamente da scimmie che non sono mai state spruzzate con l’acqua gelata. Nessuna delle scimmie, a questo punto, è stata educata dall’educatore esterno. Tuttavia, le quattro scimmie educate con l’aggressione continueranno questa usanza: appena la nuova scimmia salirà le scale la aggrediranno. A questo punto si può andare avanti all’infinito, sostituendo gradualmente le scimmie e osservando nuove «generazioni» che riceveranno l’educazione di quelle precedenti.

Nello specifico, il caso di scimmie anziane che impongono le loro regole (le regole a cui sono state educate) alle nuove arrivate potrebbe prendere il nome popolare di «nonnismo». Se però ampliamo l’orizzonte temporale, possiamo pensare che le scimmie si riproducano, dando vita a delle vere generazioni, ma il risultato rimarrà invariato: i figli saranno educati dai genitori a rispettare le loro regole.

Sociologicamente, esistono tre attori. Incominciamo dal primo, cioè il gruppo di scimmie. Esse costituiscono una società: sono un insieme di individui che interagiscono tra di loro secondo regole concordate. Non si saranno sedute intorno ad un tavolo e non avranno firmato una costituzione con penne d’oca, ma le hanno concordate lo stesso.

Il secondo attore è l’educatore: un elemento esterno o interno alla società (in questo caso esterno) che intende imporre una propria regola al resto della società. L’educatore può agire secondo etica, convincendo razionalmente gli individui a seguire le sue indicazioni, oppure prevaricare il loro libero arbitrio e promettere premi e/o punizioni a chi segue o viola i suoi dettami.

Come si può dedurre, la relazione tra società ed educatore è alquanto complicata (per questo non è facile fare l’educatore…). Come abbiamo visto, però, se una certa regola viene accettata dalla società sarà la società stessa a mantenerla in vita, anche senza l’intervento dell’educatore. La società, quindi, si configura come un elemento solido, coriaceo, conservatore. Ma allora, cosa introduce cambiamento e dinamicità?
L’elemento di dinamicità è dato dalla scimmia nuova, e da una sua caratteristica in particolare: l’ingenuità. La scimmia nuova è il terzo attore sociologico, quello che consente alla società di cambiare, per il solo motivo che è appena entrata nella società e quindi non è ancora conformata alle sue regole. Non è al corrente dei premi e delle punizioni, non è condizionata da un’istruzione pavloviana, essa è in un certo senso asociale, perché non risponde alle regole societarie.

Concludo con un’osservazione: l’esperimento funziona (cioè la società continua a tramandare l’educazione ricevuta) fino a quando gli individui educati riescono a sopraffare quelli ingenui che cercano di sovvertire l’ordine delle cose. Se nella stanza togliessimo non una, ma quattro scimmie per sostituirle con altri individui, nel momento in cui le nuove arrivate cercassero di prendere le banane l’unica scimmia educata non avrebbe il potere necessario a fermarle, e dovrebbe suo malgrado lasciar fare loro quello che vogliono. L’interessante risvolto è che, se gli spruzzi d’acqua sono stati disattivati (cioè se l’educatore iniziale non interviene più), le scimmie saliranno le scale, non ci sarà nessuna punizione, e si godranno le banane – dopodiché, probabilmente, la scimmia educata le seguirebbe.

La vogliamo chiamare… rivoluzione?

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Preghiera del Buon Soldo

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Oh Gesù, Divino Operaio di Nazareth, benedici il lavoro delle nostre mani ed il sudore della nostra fronte, l’impegno della mente e la pazienza del cuore, affinché non tardi di procurarci i soldi sufficienti e tutto quanto serva a mantenere serenamente la nostra casa.

Oh Servizievole Stella di Nazareth, Maria, indica agli erranti la via affinchè la giornata non vada sprecata, ma ricolma sia di attivitá utili e piene di grazia per il mondo intero.

Oh San Giuseppe, padre di giustizia e Maestro della Giusta Paga, posa la tua mano sul capo di banchieri, politici e finanzieri, affinchè nei pianeti che ancora usano il denaro, la produzione di denaro volga a favore di molti e mai più di pochi.

Travagliata da incertezze, grandi tentazioni e difficoltà, la società umana ti invoca oh trinità terrestre, Gesù Giuseppe e Maria, affinchè la vostra guida risplenda sugli affari di questo mondo, fino al beato giorno in cui l’unica moneta di scambio fra gli uomini, sará l’amore.

Amen.

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Permacultura INTERIORE – Rapporto fra il Sè e l’ambiente intorno

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Ogni persona nasce al mondo con una struttura psichica già ben formata, malformata oppure soltanto con un SEME DI STRUTTURA (informe).

L’ambiente, i genitori, gli eventi, la storia, la casa, il lavoro etc avranno il compito e la possibilità di apportare modifiche a quella struttura, peggiorandola o migliorandola.

Ed ecco, se il soggetto SCEGLIE UN DETERMINATO AMBIENTE DI VITA (casa, lavoro, amici, partner, etc), egli si AUTOFORMERÀ secondo i propri desideri.

Ma se non avesse potere di scelta, e per diversi motivi (debolezza, ignoranza, stupidità) fosse costretto a subire certi eventi ed elementi, LA SUA STRUTTURA PSICHICA NON SI MODELLERÀ SECONDO IL SUO CUORE, ma secondo il cuore o i cuori di altri. Potrebbe diventare una struttura psichica migliore se quel mondo esterno nonostante le asperità restasse fondamentalmente buono e sano oppure, in alternativa, se un mondo cattivo riuscisse a tirare fuori da lui il meglio e non il peggio.

Ma a seguito delle difficoltà della vita potrebbe non migliorare bensì transitare verso una struttura psichica assai peggiore se il soggetto mal sopporta un cuore, il proprio, costantemente frustrato dall’ambiente circostante.

Molti pensano che il Sè sia fisiologicamente più forte dell’ambiente che lo circonda, ma questo non è vero! Dipende dal tipo di anima con cui sei venuto al mondo!

Essa potrebbe essere venuta come entità debole, giovane ed inesperta, proprio con l’obiettivo di rinforzare e migliorare la propria struttura attraverso un determinato serto di esperienze (casa, lavoro, genitori etc).

Non è detto che ci riesca (è nata debole), e non è detto, come dicono i guru e i santoni newage – fra cui anche quelli che girano numerosi fra gli ambienti di permacultura! – che ‘volere è potere’, ‘l’unico limite è l’immaginazione’.

È nata debole! Come con un handicap.

‘Volere è potere’ e sempre vero per le anime forti, sante, pure, speciali. Per tutte le altre, l’ambiente deve essere scelto con molta molta attenzione, e la società dovrà essere ripiena, per loro, di molto molto amore, non solo umano ma persino divino, giacché il rischio per queste strutture deboli di pervertirsi ed oscurarsi definitivamente, è molto alto.

Faresti sentire in colpa un bimbo handicappato per il fatto che non riesce a saltare?

Lo stesso fa il budda di passaggio che col suo sciocco e puerile ‘volere è potere‘ colpevolizza quanti non riescono ad essere panciuti e sorridenti come lui.

Ciò che guarisce è l’amore, anche tuo, non le tue massime zen!

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Vocazione & Grazia di Stato: il cordone ombelicale

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La vocazione non è una idea, ma un progetto di vita concreto. Di conseguenza, concreti “cordoni ombelicali” la nutrono, mentre altri la affamano (o la distruggono).

Questi “cordoni ombelicali”, dicevamo, sono cose concrete, e possono essere:

1. Una casa opportuna
2. Una famiglia opportuna
3. Un lavoro opportuno
4. Un datore di lavoro opportuno
5. Un ambiente di lavoro opportuno
6. Amici/Compagnie opportuni
7. Obblighi sociali opportuni

Ora tutte queste cose, in una parola, fanno il tuo STATO DI VITA, e se santo, esse sono veramente GRAZIE.

Si tratta di grazie particolari, diverse dalle altre in quanto FONDANTI DELLA GIORNATA DI UNA PERSONA.

Queste 7 grazie sono quelle che generano la STRUTTURA di una persona, la quale, non essendo solo spirito ma anche carne, solo in pochissimi, eroici casi riesce a crescere in maniera diversa da come prefigurato da quelle 7 GRAZIE PERSONALI (nel senso di grazie che ti fanno agli occhi degli altri e di te stesso la persona che sei).

La cosiddetta ‘Grazia di Stato’, quindi, non è solo qualcosa di mistico, esattamente come l’anima non è mai qualcosa di puramente spirituale. Essa ha un corpo.

Il “corpo” della misteriosa ‘Grazia di Stato’ di cui parla la Chiesa cattolica, è costituito da quelle 7 grazie lì (possono essere anche diverse o più o meno numerose, ma qui ci interessa conoscere soltanto il concetto!).

Utilizzando il concetto di Grazia di Stato, facciamo ora ‘reverse engineering’ allorquando volessimo valutare la conformità della nostra vita o della vita di un nostro conoscente, alla sua vera e più profonda vocazione.

1. Il soggetto si sente a suo agio nella casa che abita?

2. Il soggetto è colmato dalla famiglia che lo circonda? Essa potrebbe colmarlo con qualche aggiustamento, o sarebbe proprio una missione impossibile?

3. Il soggetto è contento del proprio lavoro?

4. Il soggetto valuta con anormale insistenza la consistenza morale del proprio datore di lavoro?

5. Il soggetto cerca o sembra cercare qualcosa di “sacro” persino tra gli ambienti laici di lavoro?

6 Il soggetto ha una vita amicale serena e realizzata? In che misura cerca di trarre conforto da essa, e con quale obiettivo, precisamente?

7. Con quale cura e interesse il soggetto coglie e risponde agli obblighi sociali gravanti sul suo attuale stato di vita? Lo realizzano? Li sente a se vicini? Li comprende e li ama, o li disprezza o semplicemente ne è indifferente?

Da queste 7 risposte – e 7 analisi – la guida pastorale può capire più facilmente se la pecorella è posta nel suo corretto stato di vita, nella posizione più adatta alla sua essenza, ovvero se ha ben risposto con la sua vita alla originaria chiamata del Signore, o deve piuttosto svegliarsi e abbracciare un’altra vocazione, un altro STATO DI VITA, con altre, ben diverse, 7 Grazie Personali.

Resistere alla "chiamata" o avere una chiamata e restare nel vecchio stato di vita, potrebbe portare - non subito, ma nel tempo, diciamo 10-20 anni - ad una frattura psicologica, uno stato effettivamente patologico in cui il soggetto non riconoscendosi più in nessuna delle cose che fa o che è costretto a vivere, perde la gioia di vivere. Il modo pratico di adattarsi a questa deformazione - che anni prima sembrava un lenitivo persino intelligente - si evidenzierà ora altrettanto deformante, e la malattia privata, fisica o sociale che segue è varia ed imprevedibile, ma certa come proprio di una intimità psichica alterata, violentata, seviziata.

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Una precisazione sul Culto dei Due Cuori d’Amore, Gesù e Maria

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Una sera a messa una suora davanti a me.

Sono abituato a vedere suore col copricapo bianco – girano dalle mie parti le figlie di Maria Ausiliatrice – ma questo mi appariva bianchissimo, quasi fosforescente. Avrei voluto chiederle quale detersivo per la lavatrice usasse, invece a fine messa mi limitai a chiederle soltanto a quale congregazione appartenesse, non avendola mai vista in parrocchia… in effetti, nonostante qualche iniziale tentennamento, feci molto bene ad importunarla prontamente… venne quell’unica volta lì!

La suora mi diede in risposta solo tre parole:

“Due Cuori d’Amore”

Le pronunciò con molta timida dolcezza, ed io ricambiai con altrettanta dolcezza, dissimulando però un senso di pietà per l’odierno proliferare di comunità religiose dai nomi più stravaganti, ipertrofici e ridondanti. Addirittura ora i cuori d’amore diventavano 2…

“Non era ovvio dopo secoli di predicazione? Gesù e Maria, sappiamo contare!” – dissi tra me e me

Nel voltarsi il mio sguardo cadde sulla cintura azzurra della suora.

Anche questa mi sembrò fosforescente. Le suore di Madre Teresa di Calcutta che usano la stessa coppia di colori, bianco e blu, non mi fecero mai lo stesso effetto.

A questo punto chiesi espressamente alla donna un cartaceo che esponesse informazioni su culto e congregazione, origine e devozione. Mi accontentò subito, notai che pronto in borsetta teneva un blocchetto serrato di volantini. Me ne diede soltanto uno.

Qui di seguito il riassunto.

La congregazione pare che al momento non abbia solide basi in Italia, trovandosi l’epicentro in Svizzera, la cui bandiera nazionale (croce bianca su sfondo rosso – il sangue di Cristo) richiama da vicino proprio il simbolo di questa congregazione (una croce bianca con tante gocce rosse intorno). Dietro alla sua fondazione vi è un vero è proprio mistico con tanto di rivelazioni, apparizioni, locuzioni e dettati del sempre adorabile e presente Gesù Cristo.

Naturalmente se parla Gesù Cristo, noi obbediamo. In genere se la devozione entrerebbe solo difficilmente nella testa della gente, basta caricarla di promesse e doni divini straordinari per coadiuvarne l’assorbimento sociale, ma in questo caso devo ammettere che non è la quantità e l’entità delle grazie assicurate dal Signore ad avermi convinto ad abbracciare questa devozione, quanto una intuizione sparsa tra le righe di essa, e da me colta nei seguenti termini:

GESÙ NON ERA SOLO
MARIA NON FU SOLA

Prima della lettura di questo brevissimo volantino, sapevo già che Maria stravedeva per suo Figlio e che il Figlio stravedeva per la madre, ma io ritenevo che – in quanto Dio l’uno ed Immacolata l’altra – in fondo fossero entrambi straordinariamente forti ed autonomi, indipendenti… single! Vedova l’una e celibe l’altro.

Ora non credo più che tali etichette siano appropriate per tali persone, nel senso che se Gesù ha voluto stabilire ufficialmente nel mondo la devozione ai ‘Due Cuori d’Amore’, sicuramente quei due si amarono di un amore simile a quello che unisce le comuni COPPIE, ma più grande, più intenso e più perfetto. Eppur purissimo!

Dopo aver letto questo volantino, non credo più che Dio ingiunga ai vedovi e agli zitelli, alle suore e alle nubili un triste, eroico, fiammante senso di rassegnazione. No no, Maria non provò questo! Gesù non provò questo!

Quei due si amarono! Letteralmente!

Essi superarono o forse non videro mai la difficoltà del celibato e del nubilato perché colmi già di un amore umanissimo e divinissimo, quello di Dio per la sua creatura e della creatura per il suo Dio, Padre e Figlio. Per quale fessura sarebbe potuto entrare nel loro cuore un altro amore, un amore impuro?

Quel volantino, dunque, ha cementato in me una certezza, riempito uno spazio, sradicato una malerba:

...non devo più necessariamente scavare e scavare ancora in me in cerca della forza che mi consentirà di vivere bene la solitudine, il celibato. Non lo devo fare. Gesù l'ha fatto? Beh, aveva Maria... Forse, come lui, devo e posso colmare il grande buco tra le grandi montagne del mio cuore non con un santo e largo deserto, locuste e miele selvatico, ma con un azzurro lago d'amore, spirituale e puro, dolce e sereno.

Lo troverò in Dio? Non lo so, ma se Maria e Gesù non furono mai soli davvero, significa che neppure noi lo dobbiamo essere! Chiederò quindi ai Due Cuori d’Amore un pò del loro Grande ed Umanissimo Amore quando mi sentirò solo – invece di ripetermi:

Eddai, sii forte e coraggioso, stare soli è divino…

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Preghiera a Gesù e Maria ‘Sequenza ai Due Cuori d’Amore’

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1. Oh Cuori d’Amore Gesù e Maria, siate il conforto dell’anima mia. Le ardenti fiamme del vostro Grande Amore, allontanino la solitudine da ogni cuore.

2. Oh Amore Puro e Santo che i Due Cuori attraversi e di Vita e di Gloria ognuno ricolmi, attraversa e trafiggi il nostro cuore che è affranto e pentito e pace e gioia non ha.

3. Oh Cuore Immacolato ed Addolorato di Maria, accogli nelle tue ferite il sangue che sgorga dal mio cuore ferito, e purificalo!

Oh Sacro Cuore di Gesù, Cuore d’Oro dell’umanità, accetta dalle mani purissime di Maria il mio cuore peccatore che le tue piaghe aprì, e santificalo affinchè consolazione ti dia e mai più dolore.

4. Ave Due Cuori d’Amore, Gesù e Maria, stretti per sempre in un’unica fiamma, unitemi per sempre a voi, e stringete nel medesimo santissimo e immacolatissimo amore le anime che mi accompagnano sulla via, e in particolare quella che porto nel cuore. Grazie.

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Teologia morale & Bibbia: l’ermeneutica dello «STA SCRITTO»

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Ogni testo contiene prescrizioni, massime o consigli, esortazioni, insegnamenti parenetici, apologetici, aneddoti o racconti, ma il senso con cui io ora leggo ciò che è scritto, potrebbe non coincidere con quello che l’autore aveva in mente quando lo scrisse! Non trattandosi di una DISSERTAZIONE SISTEMATICA intorno i vari temi etici (pace, guerra, salute, Stato, famiglia, proprietà etc), la bibbia si espone come qualsiasi altro testo ad una varietà di interpretazioni: i significati che essa veicola, purtroppo, non sono immobili, fissati una volta per tutte con perizia giurisprudenziale, e serve perciò adottare un approccio responsabile, serio e maturo onde evitare di far dire alla bibbia tutto ed il contrario di tutto. Stiliamone velocemente uno:

  1. Evitare strumentalizzazioni del tipo: «c’è scritto nella bibbia!». Come una mano non fa e non dice nulla per se stessa, ma sempre agisce in risposta al capo, così nessuna parte della bibbia dice nulla in se stessa, ma sempre risponde in vitale collegamento con tutte le altre parti del testo. Ogni pericope va constestualizzata! Neppure tra VT e NT esiste una cesura profonda ed insuperabile.
  2. Evitare di leggere un contenuto redatto nel passato con le lenti fornite dal tempo presente. Il futuro infatti è già pronto a fornire al lettore un nuovo paio di lenti, ma quello che il lettore più devoto e prudente fa, è procurarsi il modello più vecchio. Ogni insegnamento biblico vive in una dimensione storica particolare da cui solamente attinge il suo significato più pieno, autentico ed originale.
  3. Evitiamo di relativizzare ciò che ha un valore assoluto, e di assolutizzare ciò che ha un valore relativo. Stiamo al centro! In origine ogni insegnamento sacro assume un valore CONTINGENTE, intimamente legato all’ordinamento socio-culturale in cui viene generato. Malgrado successivamente possa venire assolutizzato – fino a divenire ideologia universale – il buon credente non cede nè al relativismo assoluto nè all’assolutismo integrale ma discerne nella sua propria coscienza – eventualmente con aiuto del Magistero – dal caso in cui una norma biblica vada applicata alla lettera, dal caso in cui una norma biblica debba essere interpretata perchè storicamente coniata soltanto per non stravolgerela tradizione di un popolo onde promuovere in esso un progresso civile graduale. Ad esempio, San Paolo contempera il: «Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti» (Ef 5,22) con il: «Mariti, amate le vostre mogli» (Ef 5,25): in un mondo in cui era più che legittimo (normale) trattare le mogli come schiave, questo passo biblico realizza certamente un progresso senza ribaltare la comune tradizione locale. “Gradualità” insidiosa e snervante, come fu la tecnica di riforma adottata dalla Eurocrazia, così lo è negli affari dello spirito e della cultura!
  4. Evitiamo il fondamentalismo dell’ateo e del malizioso, ma il cattolico accetti in buona coscienza di far talvolta proprio un pò del “relativismo” proprio degli atei. Anche quando abbiamo compreso fino in fondo un ammaestramento contenuto nella Rivelazione – e ne leggiamo chiaramente le righe – esiste sempre un tempo della storia, il nostro, che è necessariamente diverso da quello passato in cui la norma fu redatta. Esso ci chiede talvolta con grande, inascoltata evidenza, l’adozione di un’ermeneutica diversa e complementare. Cosa buona e giusta è non assolutizzare nessun dato biblico. Come neppure relativizare qualsiasi passo biblico perchè «i tempi sono cambiati!». E’ proprio vero che «i tempi cambiano!» ma alcune altre cose non cambiano! E la bibbia rimane per certi verti ed in certa misura un testo normativo! Cerchiamo, tramite la pratica del discernimento interiore, di allontanarci dalle soluzioni facili e pressappochiste – che è facile individuare perchè sovente presentate da anarchici, newager e pagani. Volendo buttare tutto alle ortiche, costoro fanno presto a buttarla in caciara. Da questo li riconoscerete. Insieme all’acqua sporca (che sporca è realmente!) getteranno via anche il sacro bambino! Da parte nostra prendiamo gli insegnamenti della Scrittura più come i consigli di una madre, che come gli ordini di un padre o le istruzioni di una macchina!
  5. Se vuoi avere un buon rapporto con questa “madre”, cerca di spiegarle fino in fondo le motivazioni che ti hanno spinto a interrogarla, aprendo il libro. Più chiaro sarai con te stesso, più facile sarà per lei risponderti ed aiutarti.

Nella su fatta riflessione affiorano a onde alterne 4 elementi, i quali nascondono il loro imponente corpo sotto la superficie dell’acqua e che pertanto vanno estratti per un migliore esame della questione.

  • TEMPO STORICO: è il tempo passato ed il contesto sociale passato in cui un autore del passato redige il suo contenuto letterario.
  • OGGETTIVITA’: è dato dalla lingua usata dall’autore e dall’insieme di lettere da lui scelte per comunicare agli altri un preciso significato esistente nella sua mente.
  • REALTA’ CONCRETA: è il tempo presente ed il contesto sociale presente nel quale il lettore riceve il messaggio concepito dall’autore.
  • SOGGETTIVITA’: è la particolarissima storia personale del lettore e il magma di umori psicologici in cui il messaggio concepito dall’autore prova a gettare radici ogni qual volta viene letto.

Ogni elemento è in realtà una tappa ermeneutica di un circolo (appunto “ermeneutico”) in cui un dato periodo storico genera attraverso un individuo speciale (lo scrittore) uno speciale contenuto letterario che da quel punto in avanti (se ben pubblicizzato) si immergerà nelle epoche successive a condizionare gli umori e le storie di uomini successivi che così formati generano altri contenuti linguistici e così via.

Il circolo è perpetuo!

Se dunque troviamo scritto nella bibbia: «L’uomo non si separi dalla moglie!», i più – che sono uomini semplici – si ritroveranno nella propria mente come a un bivio: rigorismo («c’è scritto nella bibbia!», «ecco la norma divina!», «per l’amor di Dio, diavolo, non tentarmi!», «Ora tu non tenterai neppure la povera gente! Ti censuro!») oppure lassimo (ogni scusa è buona per rompere la norma: «tolleranza, elasticità mentale», «per amore ti lascio!», «la pace si ottiene facendo la guerra», «evvedi, la ragione naturale vuole questo peccato!»).

Ma noi che abbiamo studiato e facciamo nostro un approccio ermeneutico al testo sacro, rifiuteremo sia il rigorismo che il lassismo appropriandoci invece del punto di mezzo in cui facciamo una lettura intersoggettiva, interdisciplinare ed intergenerazionale del dato biblico, confrontandoci direttamente con la Parola di Dio fino al punto di arrivare ad una SCELTA MORALE che non è ricezione passiva della norma contenuta nella Scrittura, ma il frutto di prolungata meditazione interiore nonchè di studio concreto ed analisi dei costumi e delle fonti di una cultura.

Declinando la norma sacra nel TEMPO e nel LUOGO in cui germinò storicamente, si otterranno elementi molto importanti per applicarla correttamente laddove dopo secoli giunse: nel MIO PRESENTE e nella MIA CASA attraverso le mie orecchie ed i miei occhi.

Ogni singola parola è sempre parto di un CONTESTO (storico, culturale, emotivo, personale, generazionale etc). Comprendendo ottimamente il contesto comprendiamo il significato autentico ed i “limiti di legalità” di quella parola. Fatto questo lavoro di assimilazione, ricerca e confronto ermeneutico – spesso lento e faticoso – tra due o più modelli di azione e di pensiero, matura qualcosa di prezioso: una RETTA COSCIENZA (CATTOLICA), che rimane tale anche se durante il percorso di discernimento si è sbagliato qualcosa a causa di fragilità umane o di accidenti storici particolari. In effetti, il rapporto con la Scrittura non è stato disprezzato ma ampiamente e correttamente coltivato, e questo è parte centrale di quanto richiesto a un cattolico per dirsi veramente fedele.

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Permacultura & Filosofia – Rivoluzionare lo Spirito di Famiglia

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…ma la tua famiglia condivide in pieno con te i tuoi ideali politici, etici, filosofici e spirituali? E la proprietà privata è stata abolita coi tuoi cugini e parenti ed avete un fondo comune, quantunque minimo, che ciascuno rifornisce e da cui ciascuno trae secondo il bisogno, come una vera famiglia?

Facciamo quindi una prima sintesi della permacultura organica:

La «mia comunità» (quella che voglio realizzare in una forma evoluta di permacultura) non può essere la mia famiglia d’origine, perchè con il termine «famiglia» normalmente s’intende la famiglia di sangue, ma se io parlo della comunità “Mia” - una comunità in cui mi sento totalmente a mio agio, capito e protetto - intendo riferirmi alla mia Famiglia Spirituale.

Ora, non è detto la mia famiglia di sangue non sia anche la mia famiglia spirituale, ma è assolutamente sicuro che certe volte la mia famiglia di sangue non mi capisce, rispetta ed ama come vorrei.

Inoltre, l’abolizione della proprietà privata è un ideale socio-politico antico, perché è il primo su cui ogni essenza comunitaria poggia.

Meditiamo.

Lo Stato esiste… poiché esiste il demanio statale, proprietà pubblica e non privata.
La Legge esiste… poichè è uguale per tutti, norma pubblica e non privata.
Dio esiste… poichè sta sopra tutti, guardiano pubblico e non mio personale, privato.

Ma oggi “occidentalizzarsi” significa:

  • 1 Auto a testa
  • 1-2 telefoni a testa…
  • Ognuno con il suo conto corrente…
  • Ognuno con il suo appartamento, con le sue tasse e le sue bollette da pagare disperatamente a fine mese ogni volta da solo…

«Fai queste cose, e sarai un vero uomo!»

Un vero occidentale.

Vedremo che caldeggiare in nome della permacultura l’esistenza persino giuridica di «Beni Comunitari», nella civiltà euro-americana desta angoscianti preoccupazioni persino tra gli ecozingari di periferia, poveri occidentalizzati!

Enrico Malatesta parlava del «buon senso della rivoluzione».

La permacultura organica riprende questo concetto nel senso di una ripresa calma e organizzata dell’opzione collettivista ai fini della maturazione di una rivoluzione sociale ragionata, autentica, strutturale e non newage.

Si persegue ora una scelta poco anarchica e molto formale, ordinata e chiara, non già da Stati, Regioni e Comuni, assessori, sindaci e intellettuali, ma da semplici famiglie, 2-3 e non solo una – che quando diventano una si fanno comunità, ecovillaggio.

Quali sono le alternative al
modo di vita occidentale?

Forse la permacultura urbana, l’ecovillaggio hippy, la permacoltura mollisoniana, l’autosufficienza di basilici e rosmarini su un terrazzo in un grattacielo di New York, ma anche il grattaevinci, un posto in banca a tempo indeterminato ed il lavoro dei sogni, ma il destino di fondo è comune e non è diverso:

...mettere al mondo figli per insegnare loro a non farsi mettere i piedi in faccia ovvero calpestare il prossimo per non farsi calpestare – «Figluolo buono e caro, impara presto a fare compromessi col mondo se vuoi vivere agiatamanete e non come tuo padre, portapizze a 50 anni!».

Altri, più spirituali – troppo spirituali – si predispongono a soffrire nascostamente per amore della verità e della giustizia, come nuovi Gesù Cristi laici. La Vita è agli sgoccioli dentro questo enorme triste contenitore che è divenuto il pianeta Terra, un tempo preziosa gemma degli dèi, ora di essi lacrima.

Lodare e venerare il proprio sangue (famiglia) e sigillarsi dentro di esso, è pratica comune in Occidente e nel resto del mondo noto, ma in Occidente i beni di famiglia dell’1-10% della popolazione eccedono la capacità di assorbimento della stessa famiglia (e discendenti). L’anarchia della permacultura accademica vorrebbe che spontaneamente costoro si decidesserso per la «condivisione». La giustizia della permacultura naturale vorrebbe che lo Stato stesso prendesse a cuore le tragiche sorti dei piccoli e degli incapaci, redistribuendo dall’alto quanto i leoni e le volpi hanno sottratto alla disponibilità dei più deboli.

Ma esiste una terza possibilità (in caso né lo Stato né gli uomini si decidano per una buona, santa e spontanea redistribuzione della ricchezza).

Pensiamo ai figli e nipoti di Berlusconi: che se ne fanno di soldi bastanti per almeno 400 anni di ozio nel più straordinario lusso circondati dalla sofferenza del resto del mondo? Potrebbe divenire insopportabile persino l’odore di tale stirpe!

Ma se sapessi che Berlusconi e la sua famiglia sono congiunti ad una comunità di almeno 3-4 famiglie di ceppo genetico completamente estraneo, dentro un ecovillaggio che arricchiscono con la loro semplice presenza (piscina e sauna ad uso interno), aperto quest’ultimo paradiso gratuitamente anche agli ospiti erranti e allo scambio/produzione di prodotti diversi dal denaro, in stretta rispondenza ai talenti della rete locale, beh, che organica ricchezza sarebbero i figli di berlusconi PER LA COMUNITA’ BERLUSCONIANA!

La proprietà privata in tale contesto di Ecologia Morale Applicata non sarebbe abolita tout court, ma abolita per qualche ettaro di territorio, e limitatamente a queste 2 sole fasce di beni: il suolo e i MPBM1.

Ognuno resterebbe con il conto in banca privato e personale, ma gli strumenti necessari e sufficienti (inclusi corsi di formazione di alta qualità) per coltivare liberamente il proprio talento naturale all’interno di quel piccolo spazio sacro e nutrirlo nell’amore, sarebbero concessi gratuitamente a tutti i beati cittadini di quella particolare RETE ORGANICA LOCALE!

Ma anche loro, i berlusconiani, al momento, sono solo una (ricca) azienda di tipo occidentale al seguito di un Occidente morente. Accompagnata da stormi di banche che servizievoli la servono finché ricicla quattrini alle condizioni di sistema poste da altre ricche famiglie a centinaia kilometri di distanza, anche loro, in realtà, ai fini dell’assemblamento di una Società Organica in competizione libera e alternativa alla disdicevole Società Occidentale, non servono a niente.


N O T E

1 M.P.B.M. – “Mezzi di Produzione dei Beni di Massa”: cippatrici, rastrelli, falci, alambicchi, macine per il pane, forni, trattori, piallatrici, levigatrici, seghe et similia. Ma anche corsi su perchè e come utilizzare correttamente queste cose.

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