Preghiera ‘Consacrami, oh Santo Spirito’

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+ Oh Spirito di Dio, che infinitamente ardi dal desiderio di santificare tutto il genere umano, guarda e santifica me, profondo peccatore che umilmente proteso verso il tuo Altare, cerca il Padre e il Figlio.

Ricordati che sono tuo perché Cristo mi ha redento e guadagnato a Te, ma il peccato è ancora in me mentre Santissimo e Purissimo, più che goccia di cristallo tu sei, oh Divino Spirito. Per le piaghe di Gesù perdonami, per le mani di Maria tergi il mio cuore dai suoi affetti disordinati, e secondo la volontà del Padre consacrami quale tua perpetua dimora. Congiungimi a te nel tempo e nello spazio, nella tua Parola e nella tua Volontà, affinché da tutto ciò che ho e che sono si riversi continuamente nel mondo la tua Potenza Divina d’Amore.

Mi offro tutto a te ma consacrami tu, oh Signore dei discepoli buoni e fedeli, ma anche di quelli cattivi che per i piaceri del mondo e della carne svendono la Divina Grazia. Soffia sui cuori che il peccato stanca e rendi incandescente il tuo Divinissimo Nome finché non tornino alla casa paterna, ove di luce usi colmare le menti, e di vera letizia saziare i cuori.

Mi offro tutto a te ma consacrami tu, oh Signore degli angeli e dei santi, ma anche di coloro che lontano vanno e dalla Chiesa fuggono in cerca di porti migliori – non trovando infine che tenebre e disgrazie. Riconduci tutti sotto l’unico ovile dell’unico Pastore, perché tu i diversi unisci e di tutti i cuori sai come farne uno, oh Santo Spirito di Dio!

Ordine e libertà ai nostri giorni dona, pace e sicurezza, affinché da una capo all’altro della terra questo canto risuoni: «Lode a te oh Santo Eterno e Beato, Anfora della Vita tra le sue creature, poichè la tua Divina Potenza d’Amore ha salvato il mondo». E la mia vita.

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La LIBERTA’ nella teologia morale cattolica

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Un atto dell’uomo è etico se «umano» (in senso tommasiano), ma anche se umano non sarebbe veramente etico se non fosse anche libero! Peccato e virtù sussistono laddove e fin dove esiste la libertà! Ora, la libertà che caratterizza l’agire umano non è mai totale ed assoluta, bensì «situata e condizionata», limititata dalle situazioni personali della vita stessa, sorge cioè da un humus mai oggettivamente qualificabile una volta per tutte. Nondimeno l’uomo è chiamato a rispondere positivamente a Dio nella libertà che gli è propria, con l’altrui libertà e la Parola o Volontà di Dio quale contenimento alla propria.

«Che questa libertà non diventi
un pretesto per la carne»

Gal 5, 13

La bibbia dunque orienta il cristiano, lo istruisce – insieme ai documenti magisteriali e le guide locali (sacerdoti, consacrati, etc) – su come utilizzare la propria libertà, e tuttavia la libertà del cristiano è ben diversa da quella dello «scolaro diligente»: è la stessa di Dio!

Dio, nella sua sovranità onnipotente, da nessuno determinato e da nessuno limitato, tutto può volere e tutto realizzare, e tuttavia sceglie sempre e solo il bene. La libertà di Dio si autodetermina, e autodeterminandosi sempre come Bene e mai come Male, non fa altro che essere semplicemente, continuamente, liberamente se stessa: Dio.

Qualcosa di simile è chiamato a fare il cattolico. Poichè è innestato in un progetto così vasto, non dovrebbe percepire la sua libertà nativa alla stregua di Sartre, cioè come un peso o addirittura una specie di punizione (Sartre parla apertamente di «condanna alla libertà»), ma come una vocazione altissima (quantunque certamente difficoltosa).

Per il magistero cattolico la Persona è principio e fine dell’esperienza umana di libertà.

Principio, perchè non ci sarebbe vera libertà senza una persona serenamente ed armoniosamente1 collocata nel suo ambiente; fine, perchè ogni libertà viene concessa da Dio per essere “come” Egli è, e che cos’è Dio?

E’ una Persona! E’ LA Persona.

Quindi Dio dona all’uomo una libertà simile alla sua per realizzare la Persona Umana. E tale libertà ha come obiettivo (e contenimento) finale quello di realizzare la Persona Umana che ogni uomo in fondo è, non già di stravolgerla, snaturarla, storpiarla o disumanizzarla in nome di ideali persino buoni e giusti come quello della libertà stessa!

Per la teologia cattolica la categoria di Persona rinvia sempre e necessariamente all’Assoluto, sicchè colui che si realizza come Persona, si realizza come Dio. Sta scritto infatti:

«Voi siete dèi»

Sal 82:6, Gv 10:35


N O T E

1 L’armonia è qualcosa di diverso e ulteriore rispetto alla «serenità».
Potrei avere da mangiare e bere gratis in una casa per molto tempo, ma non per questo sentirmi libero e felice, perchè non c’è armonia, giustizia, nel modo in cui ho ottenuto queste cose.

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Censura: farla o non farla? La risposta di John Stuart Mill

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John Stuart Mill dopo secoli di riflessione fece il punto.

Non bisogna censurare le idee altrui, neppure quelle pazze brutte e cattive. L’unica cosa che lo Stato deve fare è bloccare CIO CHE CAUSA DANNO FISICO, violenze stupri rapine e cose così. Diversamente si avrebbe lo STATO ETICO, cioè uno Stato che schiaccia tutti in nome della SUA etica, unica ideologia ammessa da una cerchia di ottimati (ma… chi o cosa li ha illuminati, ponendoli nella scala del valore al di sopra della GENTE COMUNE?).

Se si ammettesse l’esistenza o la necessità di una SCUOLA DI TECNICI DI GOVERNO che incarna, forma, assume e abilita una squadra di inquisitori con PIENI POTERI DI CENSURA, non molto distante sarebbe la stessa identica domanda che fece crollare il sistema feudale con le sue monarchie:

Chi siete voi?

Si stanno rifacendo i discorsi di 2 secoli fa.

A molti che non hanno studiato la storia nè la storia della filosofia, questo problema della censura su internet sembra una illuminante novità dei tempi moderni, ma in realtà è un tema vecchio, primitivo e già superato dalle generazioni precedenti, a questo punto eticamente più avanti rispetto alla attuale generazione occidentale.

Probabilmente il vero problema storico non è la censura, è la mancanza generalizzata di MEMORIA STORICA.

L’Occidente è alle prese con un problema antiquato già masticato e sorpassato. Si è ritornati sinistramente a un punto del dibattito sociale simile al seguente:

E’ giusto il Tribunale dell’Inquisizione?

Ovvio che NO, dopo secoli di stampa “ribelle” e perseguitata fu detto di NO. Si ridirà di nuovo NO!

L’umanità sta perdendo tempo.

I capricci e i limiti mentali di pochi ottimati dal cuore acerbo (ma piazzati nel posto giusto), stanno facendo perdere tempo di sviluppo e di crescita spirituale ad una umanità che aveva già deciso di crescere.

Dio stesso, dunque, dovrà spazzarli via!

Esempio pratico di liberalismo milliano (era pure un massone).

Un tale famoso su YouTube dice:

la NATO è composta da androidi siriani

Quesito dello staff di inquisitori youtube:

questi stanno dicendo una michiata certissima, dobbiamo censurarli?

Risposta di padre Mill:

NO, PERCHE NON RECANO DANNO FISICO alla gente. Pensino quello che vogliono!

Mill qualche secolo fa convinse un intero paese ed in UK nacque il liberalismo inglese, radice ideologica del liberismo capitalista euroamericano. Tutti insieme, così, con questo strumento culturale, quello milliano, illuminarono il cammino di una classe politica che nell’Ottocento si faceva ancora molti problemi etici e religiosi (con annessi sensi di colpa) sul “giusto o non è giusto, è pazzo o non è pazzo, devo punirlo, lasciarlo vivere o incoraggiarlo?”.

Caro legislatore, non te ne deve fregare niente! Devi guardare solo se il fatto NUOCE FISICAMENTE al vicino, e punire pochi fatti, non milioni di idee!

by vostro illustrissimo padre Mill

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Conoscere il Cattolicesimo: che cos’è la Teologia ‘SPIRITUALE’?

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Per “Teologia Spirituale” si intende una teologia maturata nel seno dello Spirito Santo direttamente e non indirettamente, quindi completamente ispirata e relativamente distante da riflessioni dogmatiche, storiche e dottrinali in senso proprio. La disciplina prende ad oggetto di studio i moti dell’anima, l’uomo nel suo tentativo di avvicinarsi a Dio, ma non si farà spiritualità vaga ed indistinta, bensì vera e propria scienza.

Un tempo la disciplina veniva contrassegnata nelle facoltà teologiche col termine “ASCETICA & MISTICA”, alludendo quindi ad un obiettivo e ad una domanda: come arrivare a sentire… “toccare” Dio? La disciplina allora avrebbe dovuto somministrare “Il Metodo”, dopodiché illustrare la pedagogia sgorgante da questo contatto divino diretto: la pedagogia “spirituale”, una pedagogia letteralmente “divina”.

Probabilmente negli anni l’impresà si rivelò eccessivamente ambiziosa, o comunque priva di certe ed inattaccabili coordinate di navigazione, sicchè infine si preferì abbandonare il problematico “ASCETICA & MISTICA” per adottare il più generico ma più abbordabile “Teologia Spirituale” come Scienza dello Spirito Santo che rinuncia allo sforzo di delineare accurati metodi (ascetici) di elevazione mistica ed elabora invece le più generali cornici (razionali, scientifiche) del discorso teologico.

Per Giovanni Moioli la Teologia Spirituale studia il «fenomeno cristiano in quanto vissuto» poichè nella vita del credente si rivela il mistero della vita della Chiesa. Quest’ultima breve, speciale definizione richiede qualche delucidazione supplementare.

La vera conoscenza di Dio non è teorica
ma sperimentale

Anche se oggi l’Occidente si è generalmente emancipato da Dio e ritiene l’esistenza di Dio «indimostrabile», sarebbe in tutta verità più corretto dire che è “scientificamente indimostrabile”, cioè non-dimostrabile secondo i metodi e gli strumenti fissati da (San) Galileo. Ma ogni cristiano crede perchè conosce, e conosce perchè sperimenta!

Ciò che sperimenta di Dio, è la Sua Presenza nell’intimo della coscienza in forma di “sentimento”. Forse non è un vero e proprio sentimento ma più, appunto, una “presenza”, il “sentimento-di-una-partecipazione”, un “odore” che genera emozioni, pensieri, dialoghi, scoperte improvvise, ma in ogni caso per ogni cristiano si tratta di una esperienza diretta di Dio, mai indiretta o semplicemente culturale, filosofica!1

Ergo, ogni cristiano è un mistico! Anche quello più povero di “esperienze mistiche in quanto tali” (levitazione, luminazione, visioni, profezie, locuzioni, profumi, stimmate, bilocazione etc).

Quel «in quanto vissuto» di Giovanni Moioli contiene tutto questo, contiene l’idea che ogni sana, vera, semplice, bella, naturale esperienza spirituale dell’uomo, è esperienza mistica in quanto vissuta. Quando Karl Rahner dichiara che “il terzo millennio della religione cristiana o sarà mistico o non sarà”, invita la Chiesa a farsi mediatrice non già di una scienza che doni a tutti gli adepti i poteri della ubiquità e della veggenza, ma di un Santo Spirito che riempie veramente i cuori, non soltanto le panchine in cattedrale.


N O T E

1 Questo implica che alcuni e pure molti potrebbero abbracciare la fede cristiana perchè Pascal ha fornito loro ottime ragioni per farlo ed andare a messa tutti i giorni, ma fermandosi al momento teoretico e non sperimentando quel divino “sentimento” in se stessi, cioè non essendo “mistici”, stenteranno a produrre frutti significativi per la religione cattolica, ovvero le Sante Opere di misericordia.

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Sintesi del corso di Teologia cattolica SPIRITUALE – Premessa

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Il professore del corso di “Teologia Spirituale” ci fa presente che è incline ad accettare elaborati scritti in sede di esame. Il tema attorno cui dovrà orbitare lo scritto, è a libera scelta dello studente, purchè i “pianeti” orbitanti siano gli argomenti trattati a lezione.

Uno studente degli anni passati, ci raccontava il prof., scelse addirittura “Il Signore degli Anelli” quale perno del suo trattato, ciò che certifica certa ampia liberalità di vedute e capacità di “ascolto” da parte del prof. Sarà proprio così? Già nella seconda lezione non ho completamente apprezzato alcuni approcci alla disciplina nonchè alcune parole d’ordine da lui inserite direi anche con insistenza durante la lectio; si profila dunque spontaneamente nella mia mente l’argomento che legherà tutti gli altri argomenti dell’elaborato: un pò di sana, rozza, primitiva, fastidiosa “critica”.

In questo scritto organizzerò l’esposizione quanto più puntuale possibile del pensiero del prof., eventualmente seguita però dai commenti in cui esporrò una posizione diversa, argomentandola, naturalmente, meglio che potrò.

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Il Peccato nella teologia morale cattolica

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Non tutti gli atti di una persona sono un riflesso esatto del suo proprio “telos” (cioè del suo proprio fine esistenziale ed etica personale) o del miglior telos sociale. A volte sono il risultato di pensieri accidentali, esperienze distorte o condizionamenti non voluti.

Nel caso in cui tali atti contraddicano esplicitamente il Bene Universale personale o collettivo, la Chiesa parla di «peccato»: sono «peccati» tutto ciò che disumanizza l’uomo il quale, pur peccatore, per il magistero resta «persona» titolare in via permanente di «soggettività morale» (sebbene negativa). La rivelazione, a parte le parole1 che di volta sceglie di usare per riferirsi al “peccato”, non si preoccupa di fornirne una definizione “scientifica”, presenta piuttosto una serie di situazioni, racconti ed aneddoti che ne rendono trasparente la natura. Arguiamo così che il peccato non è la semplice infrazione di un precetto, ma qualcosa di molto più vasto e complesso:

  • Offesa a Dio
  • Trasgressione del Patto
  • Infedeltà, prostituzione, adulterio e fornicazione2
  • Rottura dell’ordine naturale
  • Rottura della relazione dell’uomo con Dio
  • Rottura dell’amicizia con Dio
  • Rottura della relazione dell’uomo con altri uomini
  • Rifiuto di Dio e del suo progetto
  • Impedimento alla crescita del Regno
  • Maltrattamento del mondo «buono»
  • Diffidenza verso Dio
  • Rifiuto del Verbo; chiusura del cuore e delle orecchie di fronte alla Verità (alla moda dei farisei)
  • Idolatria (elevazione agli onori degli altari di un familiare, di un lavoro o di una cosa)
  • Autoidolatria, autoglorificazione, presunzione di salvarsi da soli
  • Rivendicazione assoluta di autonomia e indipendenza rispetto a Dio
  • Aria di sufficienza verso il Creatore
  • Rovesciamento del rapporto creatura-Creatore
  • Opposizione esplicita a Cristo e azione diretta contro il suo Corpo

Questi temperamenti spirituali sono profondi e potrebbero essere innati nelle anime costituendo negli anni l’habitat ideale in cui atti peccaminosi molteplici, nuovi e continui proliferano per informare di sè il volto umano. Ogni peccato crea infatti uno stato, uno spazio, un’atmosfera che invita a peccati uguali o peggiori.

E’ chiaro che un’educazione cattolica abbastanza precoce potrebbe decelerare certi sviluppi spontanei e selvatici della coscienza, ma a causa del processo di secolarizzazione, oggi comunemente si ritiene che la propria ragione naturale basti a orientare positivamente tutti i comportamenti umani, e, anzi, più compiutamente, che i valori che scorrono nella società terrestre non dovrebbero affatto farsi informare da una fede3, un’ordine celeste o una religione rivelata. La società secolarizzata – guidata dalla scienzah4 – dubita fortemente, non meno che orgogliosamente, dell’esistenza del Valore in Sè e di un Dio quale garante di tal valore sopra tutti gli altri valori.

L’inclinazione o l’obiettivo pare essere la creazione di un «mondo senza peccati» soltanto perchè si è efficacemente creato un mondo senza Dio. Ma tale mondo, evidentemente, precisamente un paradiso non sarà. Il male non è stato espulso, semplicemente non viene chiamato più «male» per evitare ogni forma di «discriminazione» in collettiva, silenziosa, religiosa deferenza al «polticamente corretto». Dunque la secolarizzazione iniziata nel settecento, con l’illuminismo, dopo 3 secoli, in era post-covid, trova il suo più geniale epilogo! Il «rispetto», la neutralità e «la pace» (però soltanto filologica).

Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

La secolarizzazione ha contribuito a denunciare una serie di false forme di religiosità e a rendere più autentica l’esperienza della fede cristiana. Di conseguenza, una certa retriva concezione di peccato è stata messa giustamente sotto processo, spingendo il magistero a purificarne l’immagine. Oggi la dottrina cattolica, calcando la mano sulla «etica personalistica» piuttosto che su quella normativistica o mistagogica, si è spogliata di molti fardelli e sovrastrutture medievali: dietro ogni atto dell’uomo, anche «cattivo», c’è sempre e prima di tutto una persona, non sempre e non proprio un demonio!

Alcuni atti, inoltre, protrebbero rispondere direttamente a grandi «strutture di peccato»5 culturali e sociali non poste dall’individuo medesimo ma dalle generazioni a lui precedenti o da governanti insipienti e/o malvagi. L’uomo è avviluppato in una trama storica di colpe da cui è spesso incapace di astrarsi. Si tratta in verità di una «solidarietà tra tutte le cose» tanto impercettibile quanto concreta, per la quale il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo misterioso sugli altri.6 In questo caso il peccato resta personale, ma la responsabilità di esso è condivisa con il sistema sociale di appartenenza. La «Vita Nuova in Cristo» dovrebbe fornire l’antropologia, la filosofia e la cultura necessarie per ripulire e proteggere la propria visione del mondo da condizionamenti segreti, precomprensioni e premesse di senso distorte, ma talvolta neppure col migliore studio questo accade: le antropologie cristiane infatti sono molteplici e reciprocamente difformi (l’antropologia personalista è solo una tra le tante), i testi di riferimento numerosi e prolissi, i buoni insegnanti pochi, gli apostoli ancora meno, e le antropologie rivali (ad es. antropologia materialista) risultano spesso più ficcanti, diffuse e meglio presentate dall’apparato mediatico in azione.

In alcuni casi la cultura occidentale – di scienza e filosofia naturale imbastardita – non respinge tout court la logica del peccato come sciocca, insensata, primitiva etc, ma la usa per irrorare una sorta di oscura ma piacevole “mistica del male”, tratteggiabile alla maniera seguente.

Solo nella perdizione più radicale Dio può essere veramente Dio nei nostri riguardi.
Il peccatore che riconosce umilmente la propria colpa è più vicino a Dio di un ligio cattolico ottusamente pago di se stesso.
Il peccato è una condizione intrinsecamente necessaria non solo alla esistenza fisiologica umana, ma anche alla grazia divina e alla luce redentrice del Cristo! La Chiesa cattolica dice che esso è, di sua natura, improduttivo, ma questo non è vero. Esso ha valore in sè perchè è sorgente di tutti i beni che verranno dalla confessione della colpa e dal perdono misericordioso di Dio.
Il peccato non va schivato come fosse una pallottola, ma accettato e accolto serenamente dentro di sè perchè è una fatalità ineluttabile e preziosa della natura umana. L’impegno contro di esso non deve essere assoluto.

In questo humus culturale – più stallatico che humus – la tesi squisitamente catechetica secondo cui «il peccato offende la santità di Dio», faticherà sicuramente ad essere colta, allorchè una intera generazione appassionata di scienzah non capisce razionalmente dove sia questo Dio e per quale motivo, se è nei cieli, dovrebbe sentirsi urtato da un cotanto utile e benefico «peccatuccio».


N O T E

1 Nell’Antico Testamento i termini più usati per designarlo, in ordine di frequenza, sono: «HATTA ‘T» (fallire, mancare l’obiettivo); «PESA» (protesta, ribellione, azione delittuosa, reato); «AWON» (defezione, perversione, tradimento). Nel Nuovo Testamento: «HAMARTIA» (traduzione greca dall’ebraico hatta ‘t).

2 La Alleanza uomo-Dio veniva dagli ebrei interpretata in senso coniugale; “l’adulterio” su accennato non è quindi solo un peccato contro il proprio partner, ma immagine e “stile” di un peccato ben più grande, universale!

3 Per i secolaristi la «fede» è una motivazione interiore come tante. Non ha una origine extra-mondana, e pure se l’avesse, rimarrebbe quel che è: un supporto psicologico.

4 La BIOLOGIA ha chiarificato la funzione degli istinti e reso trasparente il carattere ereditario di certe inclinazioni; la SOCIOLOGIA ha posto l’accento sull’influsso esercitato dall’ambiente e dall’educazione nell’ambito delle scelte personali; la ANTROPOLOGIA CULTURALE ha dato sempre più rilievo alla storicità (e dunque alla relatività) dei comportamenti e dei costumi umani. La secolorizzazione scientifica ha assolutizzato questi dati, trasformandosi in ideologia e trasformando l’uomo in un «animale evoluto» dotato soltanto parzialmente della libertà spirituale propria di una persona angelica, umana o divina.

5 Da un’enciclica di Papa Giovanni Paolo II.

6 Questo è il lato oscuro della medaglia. Il lato luminoso è quel che la Chiesa abitualmente chiama «comunione dei santi», per la quale tutte le grazie e tutti i meriti conquistati da un santo – Gesù Cristo primo fra tutti – fanno la gioia anche dei meno santi, un patrimonio segreto, un tesoro nascosto da cui anche un non-santo può attingere per diventare santo.

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PermacUltura o permacOltura? Liberiamoci da errori infestanti!

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La parola “permacOltura” e la parola “permacUltura” si differenziano soltanto di una vocale: nella prima troviamo una “O” chiusa come un globo o pianeta, mentre nella seconda abbiamo una “U” con i suoi due bracci aperti al cielo, che possiamo interpretare come una O che, spaccandosi per eccesso di pienezza, è sbocciata diventando U!

Dunque fra Natura e Cultura non c’è conflitto, ma consequenzialità, e la permacOltura genera la permacUltura, e viceversa!

Ma a prima vista sembrerebbe più sensato adoperare la sola espressione “perma-COLTURA”, la quale espressione in originariamente demarca, nei testi mollisoniani, semplicemente una “coltura di perenni”.

Ulivi, viti e carrubi; peri, meli e noci sono in effetti piante amate, lodate ed esaltate dalla permacultura, e si tratta di “perenni”, ovvero piante “permanenti” che, in quanto tali, esimono l’uomo da fastidiosi lavori di risemina e riaratura del suolo, laddove nel mondo agricolo tradizionale si fa uso molto più largo delle piante annuali, ovvero piante che dopo il ciclo vegetativo (appunto “annuale”), muoiono e vanno perciò reinserite nell’ecosistema tramite conservazione dei semi, semina in semenzaio o su sodo, preparazione del letto di semina, assistenza, irrigazioni, concimazioni speciali. Inoltre, l’agricoltura occidentale predilige le MONOCOLTURE, tanto che se un agricoltore dicesse: «io coltivo frutta», allora l’esperto gli risponderebbe: «allora sei un frutticoltore!». Se insalate: «allora sei un orticoltore!». Se cereali: «…cerealicoltore». Se foreste: «silvicoltore». Se api: «apicoltore». Se fiori: «floricoltore». Se uva: «viticoltore» e così via.

Insomma, tanto più si restringe il campo di occupazione, tanto più oggi in campagna sembra di esercitare un vero e proprio mestiere. Potrebbe mai un allevatore di capre, dirsi “agricoltore”?

Oh, certo che no! «Solo un ignorante parlerebbe così!».

Ma allora ecco qui sorgere le vere ragioni di una permacultura con la U: in natura ogni cosa ha bisogno dell’altra, in natura ogni cosa costituisce un’anello, in natura non posso coltivare pannocchie, se in qualche maniera non coltivo anche un modo per nutrire quelle pannocchie!

Questi nutrienti li dà molto facilmente la cacca di bovino (il letame suino o avicolo è di minor qualità), e allora ecco che l’agricoltore si fonde con l’allevatore per diventare un permacultore, il quale si occuperà anche delle foreste, delle falde idriche, della casa, dell’energia, dei fiori e delle api non meno che di politica ed economia. Perché? Perché…

Tutto è connesso

Il permacoltore, differentemente da un permacultore, trascura gli aspetti più organici del sistema di convivenza sociale cui partecipa e si concentra su quelli meramente colturali dell’ecosistema in cui alligna, nel miglioramento dei quali può divenire anche molto ferrato. Ma è fondamentalmente disisnteressato all’Altro (persino in senso spirituale!).

Il termine “permacultura” evoca uno spessore a più ampio spettro rispetto a quello del più semplice “permacoltura”, che sottoporrebbe la disciplina al rischio di essere abitualmente scambiata per una nuova affascinante tecnica colturale sostenibile.

LA PERMACULTURA NON E’ UN
METODO DI COLTIVAZIONE

La permacultura è la cultura e l’anima dell’agricoltura, una specie di agronomia in versione “adulta”, socialmente formata, permanente. Così, la permacoltura è una coltura che segue i principi della permacultura, mentre la permacultura è la cultura che sta dietro le permacolture.

Il suo più preciso sinonimo sarebbe quindi agricUltura, imbrigliando nel quale il ruolo tutto speciale assegnato alle perenni (colture relativamente “permanenti”), diventa perma-cultura.

L’ideale della permacoltura è una coltivazione “permanente” su largo raggio: una volta avviata con premurosa ed attenta progettazione, avrà bisogno di pochissimi interventi e così possiamo vantarci con gli increduli agricoltori della vecchia scuola d’Occidente dicendo che la nostra coltura «va avanti da sola» e nel migliore dei modi.

L’ideale della permacultura, invece, è una inculturazione “permanente” su largo raggio: unisce cose, animali, piante e persone; coinvolge persone e associazioni locali, statuti, leggi e libertà; una volta avviata con premurosa ed attenta progettazione, avrà bisogno di pochissimi interventi e così un paese intero potrà vantarsi con le altre esterefatte culture che i suoi figli «vanno avanti da soli» – senza il Dispostismo Illuminato di nessuno Stato – e nondimeno nel migliore dei modi.

Una «cultura permanente» per il trattamento della terra e dei suoi abitanti, salverà permanentemente il pianeta dalle aggressioni organizzate di pochi uomini ricchi e potenti, e poi «andrà avanti da solo», senza polpottiani1 apparati mediatico-burocratici nè militari a sostegno.


N O T E

1…da “Polpot”, noto dittatore africano.

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Cosa NON è la permacultura: risposta rapida

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Permacultura non è fare l’orto.
Permacultura non è pensare eco.
Permacultura non è avere tanti amici.

Non è coltivare “buone relazioni” e neppure fare “buoni progetti”. Se piena risposta ha da darsi a questa domanda, tale risposta probabilmente è: la permacultura è una disciplina interdisciplinare che applica i principi dellescienze ecologiche a modelli e a scale differenti:

  • Ad un ente o struttura (permacultura accademica)
  • Ad una citta’ (permacultura urbana)
  • Ad una comunita’ rurale (permacultura organica)

Le definizioni sono come gli abiti sopra il corpo: è bello e naturale stare nudi sul letto, ma quando ci si alza per incontrare la gente, è meglio vestirsi!

Così, usciremo subito dall’armadio l’abito più succinto che riusciamo a trovare e lo indosseremo dicendo che permacultura NON è sinonimo di permacoltura.

Permacultura”, come formalizzato dal primo “concilio” holmgreniano degli anni ‘90, significa “cultura permanente per il mantenimento della terra”.
Il termine “permaCOLTURA” - con la O - sta invece per l’insieme di tutti i metodi colturali utilli alla permacultura (con la U).

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‘Permacoltura’ (con la O). Che significa?

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Il termine “permacoltura” (con la O) sta per un modo di trattare la terra diverso da quello proposto dall’agricoltura occidentale la quale tradizionalmente funziona alla seguente maniera:

  1. chiede soldi (o la terra stessa) alle banche, allo Stato o ai parenti;
  2. costruisce un capannone/magazzino,
  3. poi compra il trattore,
  4. riempie un terreno di una determinata coltura,
  5. sparge pesticidi e fertilizzanti (chimici o bio),
  6. infine raccoglie e vende tutto.

Se c’è una rosa, quando c’è, si mette all’ingresso.
Grano (per il pane) e paglia (per nutrire le mucche che daranno il latte), saranno lavorati presso stabilimenti a parte.
Da qui partiranno i camion che riforniranno i supermercati in città.

Anche l’orticoltura, la frutticoltura e la silvicoltura funzionano seguendo il medesimo schema: separazione e commercializzazione dei prodotti fino agli estremi confini del mondo. Ma…

In permacoltura il ciclo che coinvolge uomini, regno animale e regno vegetale, si chiude nello stesso luogo, senza bisogno di quintali di petrolio per gli spostamenti e le macchine da lavoro: il 50% o meno della terra viene ancora utilizzato a pascolo per il bestiame1, ma esso brucherà anche alberi foraggeri.
Alberi da frutta cresceranno in mezzo (di lato o vicini) a colture miste di graminacee, ortaggi, legumi. Arbusti e piccoli arbusti accompagnano i nostri passi. Il bosco, posto ai margini del sistema, trattiene dal terreno elementi preziosi che torneranno all'uomo mediante il legno, la frutta secca e il materiale da cippatura/pacciamatura.

La permacoltura mette dunque insieme:

  1. Colture tradizionali
  2. Pascoli
  3. Sistemi alberati fitti (boschi) e poco fitti (colture estensive)

…creando un sistema ecologicamente chiuso e completamente integrato. Essa simula per ogni nucleo abitativo il ciclo naturale di scambio, integrando una serie di processi che creano simbiosi e sostenibilità. Il risultato è una sfera domestica ‘edule’, che non tralascia la cura per il BELLO culturale e sociale.

Nella visione originaria, siepi, macchie spontanee, specchi d’acqua, alberi sparsi, ossia aree di frastagliata natura forniscono un ricovero ad organismi antagonisti, utili nella lotta alle normali affezioni delle piante, dispensando l’uomo dall’uso INTENSIVO di antiparassitari e insetticidi di sintesi. La difesa delle colture, in permacultura, si basa sostanzialmente sulla prevenzione, ragion per cui la scelta del materiale d’impianto non procede a caso ma ricade sulle specie e cultivar che risultano geneticamente:

  • Più resistenti alle malattie
  • Più produttive

Non si può fare permacultura se ci si disinteressa sistematicamente di queste due cose, adottando le prime piante o i primi semi che ci vende il vivaio!

Il principio della selezione (non manipolazione!) genetica si applica non solo al manto vegetale, ma anche al bestiame e agli animali da cortile.

Tratto distintivo della permacultura (e quindi di una permacoltura) è “La Cura”.

Diversamente dalle aziende agricole moderne, che non hanno vero interesse per il riciclo in loco dei loro scarti e lo sfruttamento massimo delle energie libere localmente disponibili (sole, vento, pioggia, animali, uomini e talenti), in una struttura permaculturale lo spreco è nullo o quasi nullo.

Tuttavia l’esistenza stessa dell’uomo è uno “spreco”, nel senso che egli restituisce alla terra ciò che dalla terra assimila solo dopo averne trattenuto per sé una parte considerevole. Questo vale per tutti gli esseri viventi in generale, ma l’uomo fra di essi è la specie più “esigente”, cioè quella che richiede risorse più abbondanti e rifinite per prosperare ottimamente.

Pertanto, il RIFORNIMENTO ESTERNO DI ENERGIA ai giovani centri da parte dei più antichi e ricchi “Centri Ecologici di Raccolta Energia e Lavoro” (C.E.R.E.L.), se agli inizi è più o meno facoltativo, dopo circa 5-10 anni di sviluppi maldestri diventa indispensabile, pena l’impoverimento lento ma inesorabile di tutto il complesso.

La stessa cosa accade su più piccola scala nell’orticello di casa con un terreno vergine da 20 anni: per i primi anni il raccolto sarà incredibile anche senza concimare, dopo però inizieranno i problemi; è questa una “disgrazia annunciata” (!), e pertanto durante l’iniziale tempo di matematica prosperità occorre allestire adeguate strategie di prevenzione e contenimento della futura altrettanto certissima “crisi”!

Un regime permacolturale corregge questo trend volto al decadimento naturale della produzione stanziale, con metodi assolutamente efficaci, naturali e “spontanei”, ma… non può eliminarlo mai del tutto! In linea di massima possiamo dire:

Quanto più la Connessione Funzionale tra animali e piante, piante e piante, sole e piante, uomo e ambiente, uomini ed altri uomini, si avvicina al 100%, tanto più la perdita di energia del microsistema agricolo sarà nulla o quasi nulla.

Un sistema-agricolo-in-permacultura, cioè una permacoltura (con la O), è tale perché è a conti fatti “innaturale” anche se sembra del tutto naturale e rispettoso di tutte le leggi di madre-natura.

La sua produzione straordinaria è innaturale!

Poste alcune condizioni standard di automantenimento – come ad esempio una ESTENSIONE SUFFICIENTE di terreno, la disponibilità di acqua, calore etc – laddove riuscissimo a convertire tutta ma proprio tutta l’energia locale in lavoro utile e quindi in moneta, non occorrerebbero integrazioni provenienti da terze parti. Ma normalmente questo è difficile, ed occorre sempre, ai fini dell’autosufficienza del nucleo residenziale, ricorrere a qualche risorsa esterna e molto esterna. E’ quindi importante per il pieno e felice mantenimento di un C.E.R.E.L e dei suoi abitanti:

  • Una mobilitazione sapiente di tutte le risorse (in termini di biodiversità) sparse sul globo.
  • Tecnologie appropriate di ricezione, conversione e risparmio dell’energia circolante in loco.
  • Contributi minimi ma via via crescenti da parte di aree terze più ricche, laddove la progettazione non è ottimale e sono difettose le tecniche di reintegro delle risorse che vanno naturalmente disperdendosi2.

Tutto questo, in permacultura, va fatto utilizzando:
1. il minor sforzo possibile
2. La minore superficie possibile di terreno

Se si han bisogno di 10 ettari di terreno di alta qualità per sostenere 3 persone e di 10 ore di lavoro al giorno in mezzo ai campi per alimentare decentemente quelle 3 persone per tutto l’anno, non si fa “permacultura” ma incultura.

Al contrario dell’agricoltura occidentale industrializzata, la permacoltura è una pratica agricola NON ENERGIVORA, fondata non sull’ignoranza e l’isolamento ma su un alto e altissimo tasso di istruzione, collaborazione sociale e creatività.


N O T E

1 L’animale è utile ad una alimentazione umana onnivora, tuttavia esso, anche, completa in diversi modi un “progetto” insito nel ciclo naturale di una pianta.

2 L’impoverimento di un suolo coltivato per scopi antropici è inevitabile, ma quel che il terreno col tempo perde in termini di sostanze nutritive – per via del dilavamento naturale causato dalle piogge (processi di erosione/degrado del suolo) – finisce sempre in mare, prima o poi! Ne arguiamo che dal mare può potenzialmente tornare nel nostro ecosistema terrestre, quell’energia utile a ricostituirlo altero come lo fu alle origini.
Mare e Terra possono e devono collaborare per l’autosussistenza della specie umana!

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Preghiera per l’Esaltazione della Croce

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L'annuale celebrazione liturgica della Esaltazione della Croce, cade il 14 settembre. In questo giorno, alle solite condizioni, è possibile lucrare la INDULGENZA PLENARIA.
Questa preghiera è però utile anche negli altri giorni dell'anno, a chi è alle prese con la propria croce.

A te, Signore Gesù Cristo, cui tutte le cose obbediscono, io, crocifisso con te per gli umani peccati, dal sacro letto di questa croce esaltata dalla Chiesa, volgo il mio cuore.

Benedici, nella tua Onnipotenza, oh Dio Misericordioso, questa croce, affinchè una vita nuova risorga da lei.

Dà giusta gloria e potenza alla Tua Croce, comanda oh Signore che i venti e il mare le siano sottomessi; poni sul nemico il terrore di lei; cuori di ferro inchiodati le siano, più forti del legno di cui la croce è fatta; a lei per sempre dona vittoria.

Benedici, oh Signore, da questa croce, i cuori lontani, i popoli tutti.
Benedici, in questa notte oscura, il riposo degli uomini; benedici noi che, per essi, su un letto di dolore vegliamo…

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