teologia cattolica della coscienza morale

Teologia morale & Bibbia: l’ermeneutica dello «STA SCRITTO»

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Ogni testo contiene prescrizioni, massime o consigli, esortazioni, insegnamenti parenetici, apologetici, aneddoti o racconti, ma il senso con cui io ora leggo ciò che è scritto, potrebbe non coincidere con quello che l’autore aveva in mente quando lo scrisse! Non trattandosi di una DISSERTAZIONE SISTEMATICA intorno i vari temi etici (pace, guerra, salute, Stato, famiglia, proprietà etc), la bibbia si espone come qualsiasi altro testo ad una varietà di interpretazioni: i significati che essa veicola, purtroppo, non sono immobili, fissati una volta per tutte con perizia giurisprudenziale, e serve perciò adottare un approccio responsabile, serio e maturo onde evitare di far dire alla bibbia tutto ed il contrario di tutto. Stiliamone velocemente uno:

  1. Evitare strumentalizzazioni del tipo: «c’è scritto nella bibbia!». Come una mano non fa e non dice nulla per se stessa, ma sempre agisce in risposta al capo, così nessuna parte della bibbia dice nulla in se stessa, ma sempre risponde in vitale collegamento con tutte le altre parti del testo. Ogni pericope va constestualizzata! Neppure tra VT e NT esiste una cesura profonda ed insuperabile.
  2. Evitare di leggere un contenuto redatto nel passato con le lenti fornite dal tempo presente. Il futuro infatti è già pronto a fornire al lettore un nuovo paio di lenti, ma quello che il lettore più devoto e prudente fa, è procurarsi il modello più vecchio. Ogni insegnamento biblico vive in una dimensione storica particolare da cui solamente attinge il suo significato più pieno, autentico ed originale.
  3. Evitiamo di relativizzare ciò che ha un valore assoluto, e di assolutizzare ciò che ha un valore relativo. Stiamo al centro! In origine ogni insegnamento sacro assume un valore CONTINGENTE, intimamente legato all’ordinamento socio-culturale in cui viene generato. Malgrado successivamente possa venire assolutizzato – fino a divenire ideologia universale – il buon credente non cede nè al relativismo assoluto nè all’assolutismo integrale ma discerne nella sua propria coscienza – eventualmente con aiuto del Magistero – dal caso in cui una norma biblica vada applicata alla lettera, dal caso in cui una norma biblica debba essere interpretata perchè storicamente coniata soltanto per non stravolgerela tradizione di un popolo onde promuovere in esso un progresso civile graduale. Ad esempio, San Paolo contempera il: «Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti» (Ef 5,22) con il: «Mariti, amate le vostre mogli» (Ef 5,25): in un mondo in cui era più che legittimo (normale) trattare le mogli come schiave, questo passo biblico realizza certamente un progresso senza ribaltare la comune tradizione locale. “Gradualità” insidiosa e snervante, come fu la tecnica di riforma adottata dalla Eurocrazia, così lo è negli affari dello spirito e della cultura!
  4. Evitiamo il fondamentalismo dell’ateo e del malizioso, ma il cattolico accetti in buona coscienza di far talvolta proprio un pò del “relativismo” proprio degli atei. Anche quando abbiamo compreso fino in fondo un ammaestramento contenuto nella Rivelazione – e ne leggiamo chiaramente le righe – esiste sempre un tempo della storia, il nostro, che è necessariamente diverso da quello passato in cui la norma fu redatta. Esso ci chiede talvolta con grande, inascoltata evidenza, l’adozione di un’ermeneutica diversa e complementare. Cosa buona e giusta è non assolutizzare nessun dato biblico. Come neppure relativizare qualsiasi passo biblico perchè «i tempi sono cambiati!». E’ proprio vero che «i tempi cambiano!» ma alcune altre cose non cambiano! E la bibbia rimane per certi verti ed in certa misura un testo normativo! Cerchiamo, tramite la pratica del discernimento interiore, di allontanarci dalle soluzioni facili e pressappochiste – che è facile individuare perchè sovente presentate da anarchici, newager e pagani. Volendo buttare tutto alle ortiche, costoro fanno presto a buttarla in caciara. Da questo li riconoscerete. Insieme all’acqua sporca (che sporca è realmente!) getteranno via anche il sacro bambino! Da parte nostra prendiamo gli insegnamenti della Scrittura più come i consigli di una madre, che come gli ordini di un padre o le istruzioni di una macchina!
  5. Se vuoi avere un buon rapporto con questa “madre”, cerca di spiegarle fino in fondo le motivazioni che ti hanno spinto a interrogarla, aprendo il libro. Più chiaro sarai con te stesso, più facile sarà per lei risponderti ed aiutarti.

Nella su fatta riflessione affiorano a onde alterne 4 elementi, i quali nascondono il loro imponente corpo sotto la superficie dell’acqua e che pertanto vanno estratti per un migliore esame della questione.

  • TEMPO STORICO: è il tempo passato ed il contesto sociale passato in cui un autore del passato redige il suo contenuto letterario.
  • OGGETTIVITA’: è dato dalla lingua usata dall’autore e dall’insieme di lettere da lui scelte per comunicare agli altri un preciso significato esistente nella sua mente.
  • REALTA’ CONCRETA: è il tempo presente ed il contesto sociale presente nel quale il lettore riceve il messaggio concepito dall’autore.
  • SOGGETTIVITA’: è la particolarissima storia personale del lettore e il magma di umori psicologici in cui il messaggio concepito dall’autore prova a gettare radici ogni qual volta viene letto.

Ogni elemento è in realtà una tappa ermeneutica di un circolo (appunto “ermeneutico”) in cui un dato periodo storico genera attraverso un individuo speciale (lo scrittore) uno speciale contenuto letterario che da quel punto in avanti (se ben pubblicizzato) si immergerà nelle epoche successive a condizionare gli umori e le storie di uomini successivi che così formati generano altri contenuti linguistici e così via.

Il circolo è perpetuo!

Se dunque troviamo scritto nella bibbia: «L’uomo non si separi dalla moglie!», i più – che sono uomini semplici – si ritroveranno nella propria mente come a un bivio: rigorismo («c’è scritto nella bibbia!», «ecco la norma divina!», «per l’amor di Dio, diavolo, non tentarmi!», «Ora tu non tenterai neppure la povera gente! Ti censuro!») oppure lassimo (ogni scusa è buona per rompere la norma: «tolleranza, elasticità mentale», «per amore ti lascio!», «la pace si ottiene facendo la guerra», «evvedi, la ragione naturale vuole questo peccato!»).

Ma noi che abbiamo studiato e facciamo nostro un approccio ermeneutico al testo sacro, rifiuteremo sia il rigorismo che il lassismo appropriandoci invece del punto di mezzo in cui facciamo una lettura intersoggettiva, interdisciplinare ed intergenerazionale del dato biblico, confrontandoci direttamente con la Parola di Dio fino al punto di arrivare ad una SCELTA MORALE che non è ricezione passiva della norma contenuta nella Scrittura, ma il frutto di prolungata meditazione interiore nonchè di studio concreto ed analisi dei costumi e delle fonti di una cultura.

Declinando la norma sacra nel TEMPO e nel LUOGO in cui germinò storicamente, si otterranno elementi molto importanti per applicarla correttamente laddove dopo secoli giunse: nel MIO PRESENTE e nella MIA CASA attraverso le mie orecchie ed i miei occhi.

Ogni singola parola è sempre parto di un CONTESTO (storico, culturale, emotivo, personale, generazionale etc). Comprendendo ottimamente il contesto comprendiamo il significato autentico ed i “limiti di legalità” di quella parola. Fatto questo lavoro di assimilazione, ricerca e confronto ermeneutico – spesso lento e faticoso – tra due o più modelli di azione e di pensiero, matura qualcosa di prezioso: una RETTA COSCIENZA (CATTOLICA), che rimane tale anche se durante il percorso di discernimento si è sbagliato qualcosa a causa di fragilità umane o di accidenti storici particolari. In effetti, il rapporto con la Scrittura non è stato disprezzato ma ampiamente e correttamente coltivato, e questo è parte centrale di quanto richiesto a un cattolico per dirsi veramente fedele.

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