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Permacultura & Società – 1 Comunità 1 Cuore

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Tre sono i tipi di comunità in cui possiamo vivere:

  • Urbana
  • Periurbana (o rurale/montana)
  • Neorurale (od organica)

La prima forma di comunità la conosciamo tutti ma serve puntualizzare una volta per tutte la natura del cuore e del sangue che la fanno stare in piedi. Il suo cuore può dunque essere:

  • Una fabbrica o una rete di fabbriche che vendendo con successo un prodotto all’estero, fa arrivare in patria i soldi che la comunità locale non ha o non può autoprodurre. La comunità locale li spende ed è felice.
  • Un numero sufficiente di persone che non producono niente e non fanno niente durante il giorno ma hanno ereditato o ricevono ogni mese abbastanza soldi da enti, soggetti o paesi esterni (ad es. pensionati, studenti, turisti, nababbi)
  • Un centro o una rete di centri abili nell’allestire strutture, negozi e servizi per l’impiego della comunità locale ai fini della vendita di un bene o servizio prodotto localmente con certa abbondanza (anche il tempo di un cittadino è un bene circolante impiegabile).

Se questi sono i 3 “cuori” possibili di una comunità urbana, cosa sarà il suo “sangue”? Naturalmente, i soldi. E naturalmente, quanti più cuori siffatto organismo comunitario avrà, tanto più denaro pomperà nelle sue vene. E così, in città, saranno tutti ricchi e contenti!

Come funziona, invece, una comunità periurbana, cioè posta alla periferia del mondo come satellite di una grande metropoli?

Le comunità periurbane tendono ad essere abitate solo da pensionati (o ereditieri). Il cuore che le fonda, organizza, pulisce e disinfetta è solo uno: il denaro proveniente da fatiche ormai passate, il quale frutta per accompagnare il lavoratore ad una serena morte. I vecchietti stanno lì, molli e pacifici, ma nonostante le apparenze essi sono il motore della comunità locale: vanno infatti anche loro ai minimarket, quindi finanziano il minimarketer. Vanno al bar, quindi finanziano il barista. Vanno in farmacia, quindi finanziano il farmacista. Et voilà, anche nella comunità periurbana, dove tutto sembra morto, abbiamo in effetti lo spazio per 3 giovani lavoratori, e di cultura differente! Lo scaffalista del minimarket, il veloce e spigliato barista, e l’altolocato medico che ha studiato in città. Questi paesi-bomboniera esistono realmente! E sono il regalo di molti nonni uniti insieme ai nipoti!

Le comunità periurbane di solito sono ben curate (è più facile organizzarsi fra pochi che fra molti), ma non attraggono turisti né studenti. Forse solo coppie di amanti segreti in fuga dalla metropoli (sono dunque il palco ideale per intimi B&B e trattorie). Dunque è certo: il cuore di una comunità periurbana è SOLO UNO, e sono i vecchi. Attraverso di loro pochi altri giovani lavorano, ma non ci sarà spazio per altri, perché I SOLDI CHE FINANZIANO GLI INVESTIMENTI IN NUOVE IMPRESE DI UTILITÀ SOCIALE vengono da un cuore, quello della classe di anziani residenti, che è ormai debole e stanco. Servirebbe l’intervento diretto di uno Stato o cassa comunale intelligente e sagace, ma i trattati eurocratici dichiarano espressamente reato ogni spassionato intervento statalista nella “libera” economia di una comunità. Quindi al momento non può essere lo Stato la soluzione a questo problema (sebbene sarebbe la più semplice). Con l’improvviso espatrio del farmacista 30-40 enne dal silenzioso borghetto italico, del giovane panettiere e del forzuto bombolaro tutti attratti dalla movida cittadina, anche gli ultimi affezionati vecchietti sarebbero infine costretti ad abbandonare il paese-bomboniera, per stare più vicini ad una strada trafficata, un pub come ad un ospedale ben attrezzato.

Comprendiamo quindi la necessità di istituire COMUNITÀ ORGANICHE alla periferia dei mondi. Dalle dinamiche testé descritte possiamo risalire ad alcune delle caratteristiche che dovrebbero avere.

Intanto, i componenti dovrebbero vedersi sistematicamente ogni 10-15 giorni. Perchè? Perchè in quei luoghi non c’è vita sociale, quindi va creata, ma a costo zero, con creatività e umanità. Il farmacista e il sorridente bombolaro (quello che si occupa delle bombole del gas per tutti) dovrebbero essere trattenuti nel “paese fantasma” se non da una discoteca, almeno da una rete di mutuo-sostegno. Quindi cineforum, pranzi sociali, attività comuni come giochi, discussioni, tombole, gare sportive, estrazioni, corsi (mi raccomando, gratuiti!) di uncinetto, falegnameria e tiro con l’arco. Se si raccolgono anche solo 10 persone di fedelissimi, negli anni, sarà comunque bello! La “famiglia” si sarà allargata. Gli “amici” sono divenuti TESSUTO SOCIALE, primo nodo forte e sicuro di una COMUNITÀ NEORURALE.

La seconda caratteristica che emerge come necessaria di una comunità organica ed oltreurbana, è l’autoproduzione.

Il superamento definitivo del modello di vita imposto dal City System secoli or sono con la rivoluzione inglese (industriale), passa dalla (ri)scoperta di un (antico) modo per fare il più a lungo possibile a meno di un supermercato vicino: farmacisti, panettieri e venditori di professione non possono e non devono più essere le condizioni sine qua non dell’impianto di una cellula di vita (una casa) in campagna:

Se trovi un luogo bellissimo in mezzo alla natura, ha senso non abitarlo perchè a 40 kilometri dal primo centro abitato?

Diventa tu la pietra angolare di un nuovo, meraviglioso punto abitato del globo!

Ma per fare questo è necessario che la comunità neorurale non sia formata solo da pensionati e professionisti dello smartworking. È necessario che siano chi contadino, chi infermiere, chi ingegnere, chi idraulico, chi parrucchiere etc. TUTTI IN RETE E TUTTI PRONTI, A SERVIZIO GRATUITO L’UNO DELL’ALTRO. Per fare  permacultura organica servono pensionati PIONIERI, ereditieri PIONIERI, lavoratori PIONIERI. Per costruire non paesi-bomboniera, ma comunità rurali con un cuore nuovo, vivo e produttivo.

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Pubblicato da

Alshain

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