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L’Occidente, così saturo di buoni pensieri, ottime ed evolute politiche, richiede il FARE, ma la soluzione non è smettere di filosofare, bensì fare della filosofia e della pratica un corpo ed un’anima sola, perché è morbido il cuore anche della più ferrea azione, e solo una cultura ignea può trasformare l’azione in una medit-azione vivente.
E noi permacultori vogliamo trasformarci in medit-azione, non è vero?
Idee in carne ed ossa
Infatti, quando la filosofia e la contemplazione vengono comprese nel profondo, rivelano esiti molto più pratici e sistematici di uno che si mette a lavorare la terra senza capire nulla!
Studio e pratica sono come cera e stoppino: se la candela è accesa, non è possibile che si consumi l’una senza l’altro! Perciò, facciamo in modo di mettere in pratica tanto il ben studiare che il saper fare! In egualissima misura. Questo è l’equilibrio della permacultura organica1
Occorre però ancora un aggiustamento.
COSA cambia davvero l’uomo?
- Lo può un sermone di etica filosofica?
- Lo può “costruire palazzi”?
- Lo può frequentare una comunità?
Solo il TEMPO cambia davvero l’uomo, come tutte queste 3 cose messe insieme.
E quel che è più certo, è che alla impassibilità di un cuore sordo e cieco non c’è rimedio.
Non puoi dire a una pera: «Cadi, sii matura!» perchè quella maturi d’un colpo e cada dall’albero.
Di tal insegnamento la permacultura organica ne farà tesoro, e la sua applicazione sarà estesa, puntuale e popolare.
Scopriamola.
A volte è necessario ripiegare su sè stessi e riflettere su di sè, per arrivare non a “un” progetto, ben “al” progetto. Ebbene…
Non tutti hanno il tempo, la capacità o la voglia di tuffarsi nel proprio inconscio alla ricerca di chissà quali verità… inavvicinabili come mostri!
Ben intesi, io amo psicologare e, in quanto filosofo professionista, la sindrome della pansofia universale mi è propria, ma come dimenticare tutta quella gente fatta per fare, anziché per scrivere o pensare!
Essa esiste!!
A codeste persone la permacultura non è bene che assegni un oggetto mentale da contemplare, meglio invece dia loro un progetto da eseguire, molto umile2 e discusso in concilio coi permacultori locali (sociocultori professionisti).
Se il progetto è pensato bene, non violenterà le anime dei nostri cari testimoni del fare. Inoltre, non esisterebbe come progetto se non contenesse già in sè una idea!
Sarebbe facile concludere che «il fare dovrebbe smuovere il pensare di tutti e il pensare dovrebbe smuovere il fare di ciascuno», ma la natura insegna… che alla natura non si comanda: alcune persone sono vocate a fare, altre a pensare!
Non le si metta in croce per questo!
Lascia in pace ora le une ora le altre!
Come la leggerezza della filosofia non è un difetto, ma il segno di un rapporto disinteressato con la Verità, così la ruvidezza della pratica non è un difetto, ma il segno di un rapporto interessato al mondo.
Se il permacultore redige un bel progetto pubblico (o “pensiero organico”) ma non esiste o non si trova la comunità che lo realizza, ciò è una grossa sconfitta per lui come permacultore, che per questo dovrebbe recitare il mea culpa di fronte a Dio e agli uomini. Tuttavia, la società complessiva di tale mancanza non risentirebbe carenza alcuna. Essa proseguirà serena ed imperterrita nel cammino in cui fu trovata: verso il burrone che responsabilmente si è scelta.
Se invece si hanno sotto braccio molte forze, uomini ed intelligenze in fermento, ma manca un progetto comune, allora c’è reale, assoluto e biasimevolissimo SPRECO SOCIALE (“entropia organica”), perchè l’umanità era, come dire, già pronta a fare un passo avanti – tutti i corpi si erano già allineati in attesa di un Detto e di un Progetto credibile profferito da qualcuno di credibile – ma non trovandosi permacultori che interpretassero i tempi per quelli incapaci di interpretare alcunchè nonché disposti ad agire per quelli incapaci di agire da sé, tutti rimasero complessivamente fermi al punto zero, immobili.
Meglio “fare” o “pensare”, essere o non-essere?
E’ chiaro che vanno fatte entrambe le cose al giro opportuno e con le persone opportune per gli scopi opportuni!
Certamente, per concludere – e ben iniziare – possiamo dire questo: una permacultura responsabile nei confronti della comunità locale e dell’umanità intera si pone come:
…e solo alla fine come 3. Corsificio.
N O T E
1 Meno della permacultura volgare, popolare o “selvatica”, che molto spesso così facilmente funambolica insiste sul “lavoro” anziché sulla preghiera e la meditazione, le quali cose in verità informano lo studio che informa l’attività pratica. Ai fini dell’armonia sociale e personale, non deve esserci separazione tra mondo dello spirito e mondo del lavoro!
2 «Non fare 100: fai 50, ma fai!» mi disse un giorno mia madre in sogno.La famosa maledizione di Gesù al fico che non dava frutti a gennaio, forse potrebbe leggersi in questa maniera: purché esista una “chiamata”,ogni uomo è tenuto a fare qualcosa anche se non è ancora giunto il suo tempo, ed il frutto, a rigor di logica, sarà piccolo. Ma meglio poco che niente!
3 G.M.A. – Gruppo di Mutuo-Aiuto. E’ una importante forma di “welfare” fai-da-te, nata in seno alla permacultura siciliana, cui abbiamo dedicato un testo a parte.
4 Diversamente da un corsificio, un progettificio discute insieme ad altri non teorie e nozioni, ma le difficoltà pratiche incontrate ed incontrabili onde realizzare il proprio progetto di vita nella storia non universale ma concreta e particolare, personale e familiare, aprendo con ciò la strada alla utile nascita di un G.M.A.
