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Dalla medesima azione possono scaturire più effetti, di cui alcuni positivi, altri negativi. In questo caso, qual’è la posizione morale del soggetto agente e della sua azione? E’ lecita? Se si, in che misura?
La Scolastica provvede allora, come di consueto, a spaccare il capello in 4, osservando che a causa della sua debolezza intrinseca è talvolta impossibile per l’uomo «fare tutto il bene» ed «evitare tutto il male»; in caso di duplici o MOLTEPLICI EFFETTI (buoni e cattivi) la sua attività rimane moralmente lecita se:
- L’effetto buono non è ottenuto mediante quello cattivo;
- Il soggetto morale intendeva in tutta onestà perseguire solo l’effetto buono e non quello cattivo;
- L’azione da cui è scaturito il DUPLICE EFFETTO è in se stessa buona od indifferente e non propriamente cattiva.
- Il motivo a monte dell’azione giustifichi e sia sottodimensionato rispetto alla gravità dei mali conseguenti.
Oggi la Chiesa ha superato un tale approccio.
In effetti, per poter definire come intrinsecamente disonesta un’azione, occorrerebbe valutare tutte le circostanze attenunanti o non attenuanti e tutte le finalità agite dalla persona, ma questo è pressocchè impossibile!
L’adesione al modello personalistico della morale rende dunque superfluo l’approccio scolastico/medievale alla morale, aprendo il passaggio da una concezione deontologica della norma, ad una teleogica in cui la norma non viene concepita come un oggetto rigido calabile in ogni contesto umano per “sistemarlo”, ma come una parola che prende senso e giustizia dai fini che la persona intesse in essa.
Una etica molto normativa e poco teleologica è incapace di specchiare le profonde potenzialità inscritte nell’umanità, e non può mai realmente aderire all’estrema varietà di un vissuto personale e sociale in relazione con altri vissuti.
