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La permacultura non è giardinaggio né ortoterapia e nasce per realizzare modifiche non di superficie ma importanti come:
- L’autosufficienza
- Il ripristino di un ecosistema danneggiato e la tutela di quello non ancora danneggiato
- Il recupero di un contatto profondo ed armonioso dell’uomo col proprio ambiente naturale
Se questi 3 progetti sintetizzano sufficientemente i propositi della permacultura, misuriamone le possibilità in seno al PROGETTO “ORTO SUL BALCONE”.
Posto che se abiti in campagna, l’orto certo non lo farai sul balcone della tua villa in campagna ma a terra, il balcone di cui stiamo parlando è evidentemente un BALCONE IN CITTÀ.
Ma la città, per come è stata concepita e poi realizzata dal City Sistem inglese ai tempi della rivoluzione industriale prima e seconda (nel Settecento/Ottocento), non permette al comune inurbato di raggiungere i 3 obiettivi di cui sopra.
Questo è molto facile da capire, serve forse intuizione, forse solo occhi aperti, forse solo sincerità con sè stessi, ma molti permacultori per difendere alcuni strampalati progetti di permacultura urbana – quindi la vendita di corsi presso cittadini sempre più oppressi e disperati – preferiscono omettere quella sensazione primordiale che ricorda continuamente loro: LA TERRA SUL BALCONE NON È TERRA IN CAMPAGNA!
I presupposti razionali di questa ardita e raccapricciante affermazione sono i seguenti:
- In campagna sei immerso in un ecosistema naturale, in città in uno artificiale: i grandi edifici sostituiscono le foreste di grandi alberi, le auto gli animali della foresta, gli uomini gli insetti. La città di stile anglo-ottocentesco non è infatti nient’altro che un formicaio. Quale ecosistema naturale esiste DENTRO un formicaio? L’ecosistema naturale in cui viene PRODOTTO il cibo che le formiche ogni giorno raccolgono, vegeta FUORI dal formicaio, non dentro! Non nel balconcino dell’alveolo da cui la formichina si affaccia la sera prima di andare a letto.
- L’ecosistema naturale è cablato da milioni d’anni per produrre cibo, l’ecosistema artificiale non produce cibo, ma questo non è un “difetto di progettazione”: originariamente la città non è stata strutturata per dare spazio alle colture, ma per offrire ricoveri e raccogliere le formiche-lavoratrici in un punto che in quanto unico rende la popolazione più facilmente controllabile o servibile (nel bene o nel male).
- Se impianti un microsistema selvatico nel balcone in città o anche dentro casa – con tanto di banani e scimmie appese ad una liana – lo sforzo per proteggerlo e portarlo avanti sarà lo stesso dell’acquariofilo che dovrà fare i salti mortali per mantenere l’acqua pulita ed i pesci in buona salute. Come mai? Perche quel microsistema “ecologico” li è SGANCIATO dall’ecosistema-mare più grande, quindi l’uomo dovrà con tanta più fatica prendere il posto di quest’ultimo (e di Dio). Ma in permacultura l’obiettivo magno è creare ecosistemi stabili e produttivi AUTOPERPETUANTESI col sostegno MINIMO dell’uomo, non massimo! L’orto sul balcone, come l’acquario in casa ed una voliera in lavanderia, sono qualcosa di congenitamente anti-permaculturale.
- Sul balcone di casa puoi simulare la “vita di campagna” mettendo vasetti singoli di tutte le specie orticole che ti piacciono. Questo però non sarà un ORTO – cioè un microsistema naturale dentro uno più ampio che soccorre il primo (le api vengono da lì fuori). Sono solo vasetti di orticole invece che di piante ornamentali. L’anti-permacultura qui emerge allorché ti accorgi che tutto questo cibo in realtà non lo ottieni e per mangiare davvero sei costretto a correre ogni settimana dall’ortolano sotto casa, tuttavia continui imperterrito a coltivare sul balcone perché ti rilassa, ti consola o ti diverte e gratifica dire agli amici che sei “permacultore” e “contadino urbano”. Ma questa è più ORTOTERAPIA che orticoltura e permacultura vera e propria, matura, realizzata, cioè diretta verso una fattiva indipendenza dal City System
Per tutti questi motivi, sono contrario al progetto “orto-sul-balcone”. Sono contrario a che se ne tessino così alte lodi ai corsi di permacultura, ma in effetti serve a poco questo mio messaggio in bottiglia lasciato alle correnti del web. Serve a poco perché la gente non è scema, e anche se nessuno parla loro francamente, i limiti di certe impostazioni li percepiscono nel profondo, sicché tornati a casa alla fine del loro corso di permacultura, questo famoso “orto-sul-balcone” poi non lo fanno. Tuttalpiù comprano qualche piantina di prezzemolo e similari, ne strappano qualche foglia finché campa, dopodiché arrivederci e grazie.
Proprio nulla da recriminare a costoro: l’aria stessa di città, i clacson ed un pullulare di sempre più pericolose antenne, sopprime nel tempo ogni costruttivo spirito di campagna e di natura. Resistono solo gli eroi, che in natura sono pochi. Pochissimi.
Sul perché e come la permacultura debba sostenere i molti e non i pochissimi, né parleremo in una prossima puntata.
