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Per l’odierna Teologia Cattolica un comportamento è “morale” se e quando il soggetto agisce razionalmente. La razionalità per il magistero è strumento imprescindibile affinchè la coscienza personale possa comprendere (e fare propria) una norma.
Se l’uomo applicasse una norma d’istinto o per cause emotive, il suo comportamento potrebbe dirsi “giusto” oppure “sbagliato” (in base alla natura della norma), ma non potrebbe dirsi realmente “morale” e per certi versi neppure totalmente “umano”, poichè dietro non vi sarebbe una propria scelta razionale, riflettuta, meditata, selezionata e condivisa con tutta la pienezza del proprio spirito e della coscienza più alta ma, appunto, soltanto un’istinto, una primitiva emozione.
Per l’odierno magistero cattolico, quindi, esistono 2 tipi di atti: l’ATTO MORALE o “UMANO”, il cui fondamento è la Ragione e la Libera Volontà (ovvero la comprensione razionale dell’atto e la scelta totalmente consapevole di conseguirlo); e l’ATTO SEMPLICE o “NATURALE” (o «dell’uomo naturale»), il cui fondamento è l’irrazionalità, la bieca emozione, la pancia1 [questa distinzione fu per primo posta da San Tommaso e successivamente ripresa dalla Scolastica medievale].
Non tutti gli atti umani sono dunque della stessa specie: alcuni sono del tutto naturali come mangiare bere e dormire, altri molto più liberi e consapevoli, come pregare, studiare, dialogare. Sintetizza il magistero:
L’agire dell’uomo, se non è razionale,
non è etico! Senza la Libera Volontarietà
nessuna azione, anche se giusta,
potrà dirsi moralmente completa
Un comportamento che sembrasse “immorale” a tutti – e che lo fosse davvero! – dal punto di vista esclusivamente accademico potrebbe dirsi ugualmente “morale” SE pensato e scientemente voluto e deliberato dal soggetto agente, il quale acquisisce lo status di “Soggetto Morale” se ha la libertà di compiere una Scelta, e se opera questa scelta.
Da questo punto di vista l’uomo che in coscienza piena e libera ha fatto un’azione cattiva, benchè senza dubbio «cattivo», ha comunque esercitato una MORALE (la propria) e ha fatto una Scelta Morale, quindi può con diritto fregiarsi del titolo: “Soggetto Morale” (Negativo). Resta una persona! (negativa).
Ancora: l’istinto e l’emotività, in quanto puri riflessi comportamentali, non conferiscono merito nè demerito nè consistenza spirituale a nessuna azione umana.
Per la Chiesa basta soltanto che l’uomo scelga in maniera pienamente cosciente tra 2 o più vie, per dire che esso è «Soggetto Morale» anche se poi imbocca la via sbagliata! Perchè? Perchè ci fu un tempo in cui egli, comodamente nel suo divano, dopo aver riflettuto giorni interi, prese una decisione, ciò che lo distingue dagli animali, i quali non possono dirsi “Soggetti Morali” pari all’uomo perchè malgrado ogni eventuale bontà intrinseca alla loro natura, non operano o non possono operare Scelte filosofiche totalmente convinte (o lo fanno molto poco). Essi agiscono sempre per istinto, il quale, in quanto naturale, è formalmente buono e mai tacciabile di “cattiveria” anche quando accidentalmente lesivo verso un povero bambino.
L’azione cattiva dell’uomo, invece, in quanto dotato di coscienza più profonda, ha una profondità maggiore, ed in quanto moralmente ripugnante è più meritevole di biasimo rispetto alla medesima azione compiuta da una bestia senza senno e senza ragione.
Una rieducazione dell’uomo sarà molto più difficile che con un qualsiasi altro animale, perchè necessiterà dell’apporto di motivazioni filosofiche e spirituali sofisticate, ciò che al riaddestramento di un cane non è necessario portare. Ne evinciamo pertanto che il cattolicesimo non recepisce gli atti morali e la moralità come dati di fatto ereditati dalla natura, ma come costruzioni storiche; essi sono il prodotto di un percorso interiore in cui l’intelletto si è confrontato poche o molte volte con la Libera Volontà2 e la propria personale profondità psichica negli infiniti processi di una società reale per generare infine vera umanità. In altri termini, se si compie un atto virtuoso ed etico naturalmente – cioè per abitudine, inclinazione fisiologica od ottima educazione infantile – bene, ma se invece esso è il frutto di una faticosa scelta interiore dopo molte scelte sbagliate, va bene lo stesso! L’uomo, sia nell’uno che nell’altro caso, avrà esercitato la sua umanità e, compiendo una Scelta, reso onore a Dio.
NOTE
1San Tommaso che per primo nella storia filosofica occidentale rileva questa differenza, non definisce “semplice” l’atto irriflesso, istintivo, “animalesco”, ma lo chiama “naturale” per distinguerlo da quello più nobile: “morale”. Non adotteremo qui precisamente la sua terminologia, ma soltanto la sua analisi, esplicitandola con termini lievemente diversi, giacchè oggi darebbe adito a confusione: è infatti logico oggi definire “naturale” tanto l’uomo che non ragiona bene ed agisce d’istinto, quanto quello che infonde piena coscienza spirituale ad ogni suo atto e scelta. Non chiamarlo “naturale”, presterebbe il fianco da parte dei sinistri e dei gretini, all’accusa di «discriminazione» e quindi, danto tempo al tempo, alla censura dei libri di San Tommaso & company.
2Diversamente da come sembra, la libertà non è data una volta per tutte. Non ci è consegnata nelle mani come la patente di guida all’età idonea. Per avere la libertà serve liberarsi dai condizionamenti di nascita, prima, dell’infanzia e dell’adolescenza, dopo, e dei condizionamenti socio-culturali più grandi ed invisibili, infine. La vera libertà, quindi, è anch’essa frutto di un percorso di liberazione che non tutti possono essere in grado o aver voglia di intraprendere. Non poi tutti i percorsi di liberazione sono identici ed equivalenti: la libertà da è destinata ad autonegarsi (culmina nel liberarsi da se stessi); la libertà per si afferma come libertà quando diventa libertà per amare.
