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La fede non la scienza o la razionalità è perno della «novità di vita» proposta da Gesù.
Ma se per la Chiesa «la ragione non è tutto», lo è allora la fede?
Non completamente.
Nei secoli successivi la venuta di Gesù, alcuni importanti dottori della Chiesa (ad es. San Tommaso, Sant’Agostino) hanno puntualizzato che la fede è razionale – e può essere “detta” attraverso la razionalità – tuttavia essa, precisano, è anche mistero! Quindi la vita di fede è entrambe le cose: razionale ed “irrazionale” insieme! Nel senso che non può esaurirsi nella ragione naturale e non può essere comunicata esattamente attraverso i modi e gli strumenti della ragione (libri, parole, esperienze).
I valori che si pongono a guida di ogni azione morale infatti non è sufficiente saperli, è necessario sentirli. La loro assimilazione – che costituisce l’ossatura di ogni personale Conoscenza Morale – non coincide con la semplice informazione: esige del tempo durante il quale il medesimo valore venga più e più volte riproposto e masticato, affinchè si sedimenti con sicurezza nella profondità dell’io (come con la pubblicità in tv!). DIETRO I VALORI PROPUGNATI DALLA CHIESA CATTOLICA NON VI E’ UNA RAGIONE INECCEPIBILE, VI E’ UN CAMMINO educativo (autonomo, liberamente scelto).
E c’è di più.
Anche quando sembrano esserci argomentazioni palesemente razionali a sostegno dei valori e dell’agire morale di una persona, queste non sono mai “pure”: molto spesso emergono da pre-comprensioni, condizionamenti culturali e persino neurologici di cui ben pochi uomini sono pienamente coscienti1, e se è vero quel che dicono alcuni teologi (ad es. Bernardo di Chiaravalle) – e cioè che l’uomo a causa del peccato originale è nativamente intriso di concupiscienza, oscurità ed errori – tutte le conclusioni della umana ragione non sono solo incomplete, ma anche strutturalmente inaffidabili.
La Teologia Morale Cattolica cerca di barcamenarsi tra due tentazioni opposte: quella di sviluppare una morale TEONOMA, cioè derivata unicamente dalla Sacra Scrittura (quindi ricevuta dall’alto), e quella di sviluppare una morale NATURALE, cioè desunta unicamente dalla intelligenza umana o saggezza popolare (quindi proveniente dal basso).
L’Etica Naturale verte sulla fiducia dell’uomo di poter vedere, scegliere ed operare il bene completamente da solo, separandolo dal male in maniera altrettanto sovrana e perfetta!2
L’Etica della Fede consegna invece un uomo fondato sul testo sacro per mezzo di una sacra istituzione, che ha espunto da sè l’incertezza propria di ogni ragione popolare, storica e naturale, ma integralmente diffidente verso le proprie capacità, quindi molto poco incline a valutare (e tantomeno scegliere) l’una o l’altra norma etica in piena autonomia. Egli si fida solo “del Libro” (o del Papa di turno), disprezzando «i laici».
Laddove nel primo caso abbiamo un individuo coraggioso e spregiudicato ma valorialmente volubile, nel secondo potremmo averlo impaurito, ma valorialmente più consistente e lineare.
La virtù dell’EQUILIBRIO impone ai cattolici di sviluppare una posizione di compromesso tra i due estremi – razionalismo e dogmatismo – coinvolgendo nella maturazione della propria etica personale le categorie di Natura, Ragione, Spirito e Rivelazione in proporzione adeguata, non dimenticando nel frattempo di coltivare l’Etica della Partecipazione anche ad un mondo secolarizzato che, per quanto irrimedialmente perduto appaia, può sempre contenere qualcosa di originariamente buono e rispettabile: le vive persone, con le loro ragioni e i loro sentimenti. Del resto quando la bibbia parla di «conoscenza della legge» (cfr. Rom 7, 1), malgrado le apparenze non si riferisce affatto ad uno speciale sapere teoretico, ma ad un sapere esperienziale che emerge nella coscienza allorquando si è adempiuta la volontà di Dio.
N O T E
1 La «Opzione Fondamentale» non è un processo psichico del tutto conscio. Con questa espressione la dottrina morale della Chiesa cattolica intende la predecisione – situata in un punto non sempre chiaro ma del tutto determinato della nostra storia personale – di finalizzare la propria esistenza al Bene/Dio, al male o a qualcosa di mezzo fra i due. Non stiamo qui soffermandoci su cosa si sceglie, ma sul fatto che il soggetto sta scegliendo qualcosa, perchè non può più ritardare una tale scelta spirituale. E’ questo sacro momento che pre-orienta e, segretamente, seleziona da quel punto in avanti tutte le circostanze che permetteranno alla morale che abbiamo già scelto, di venir fuori, trovando nella storia argomenti e giustificazioni. Si tratta di un “disegno di fondo” che conforma le scelte e gli atti morali verso l’idea di autorealizzazione immaginata. La «Opzione Fondamentale» non è ancora “eterna”, tuttavia una volta conseguita è molto tenace, stabile e coerente, e solo grandi esperienze ed acquisizioni successive possono mutarne il segno.
2 Il PRIMATO DEL SOGGETTO è sicuramente il fattore costitutivo della cultura occidentale, dall’illuminismo al transgenderismo, ma non è tutto oro quello che luccica! Il tentativo politico dei gruppi economici di ridurre a nulla i potenti Stati nazionali (e i popoli democraticamente organizzati sotto di essi), non poteva generarsi dal nulla, ma richiedeva un capovolgimento valoriale ed un deciso transito dal senso di giustizia (sociale) ad una eccitazione estrema per la libertà (privata). La «Etica Naturale» dove uomini tutti nella propria isola deserta scelgono liberamente cosa è Bene e cosa è Male come naturali monarchi, dunque, non è poi così “naturale”! E’ il prodotto culturale (ben riuscito) di un fine lavorio politico spalmato nell’arco di almeno 3 secoli.
